Home
Sardegna - Cagliari
News
Canali Tematici
 
 
 
 
 
Sito della Regione Sardegna
 

 

 

Visita

 

Visita

 

 

 

 

 

 

ULTIMI AGGIORNAMENTI

Nota1: Norme regionali per il contenimento della spesa farmaceutica

Nota 1: Piano Sanitario Regionale (bozza2005)

Nota 1:Analisi spesa sanitaria della Sardegna

Nota 1:concorso farmacie

Sul BURAS del 19.11.2005 è stata pubblicata la seguente "determinazione" del Direttore del Servizio: "Bando di concorso pubblico per titoli ed esami per la predisposizione di una graduatoria regionale di farmacisiti idonei, da utilizzare per il conferimento di sefi farmaceutiche vacanti o di nuova istituzione nella Regione Sardegna".

Fecondazione Artificiale

Comitato Scienza e Vita(link al sito)

Linee guida in materia di fecondazione assistita Gazzetta ufficiale del 16/8/2004

Fecondazione assistita: Poveri mariti, traditi dalla provetta

13 bebè da ovociti congelati. Esperimento italiano su 737 ovuli

Fecondazione, scambio provette Torino

Fecondazione, figli neri ad una coppia bianca

Fecondazione: presenza di un'infezione genitale da Papilloma Virus associata all'esito della fecondazione in vitro

Fecondazione: India, sempre piu' giovani vendono sperma e ovuli

Staminali: Scienziati Australia offrono cellule embrionali

Gravidanza: figli più sereni se la mamma mangia cioccolato in gravidanza

Fecondazione: Cure per la fertilità causano disfunzioni psico-sessuali

Legge fecondazione. Domani in commissione linee guida legge

Fecondazione: e' Danese il papa' in provetta ideale

Le perplessità della comunità scientifica sulla clonazione di cellule embrionali umane: "Ci sono molti punti oscuri"

Gravidanza: scoperte cellule che prevengono aborti

Fertilità: università romane, dignità per i metodi naturali

Leggi Regionali

 

Piano Sanitario Regionale (bozza2005)

Piano Sanitario Regionale

Delibera del 20 settembre 2005, n. 44/9

Recepimento dell'Atto di intesa Stato-Regioni relativo alla “Determinazione dei requisiti minimi standard per l'autorizzazione al funzionamento e per l'accreditamento dei servizi privati di assistenza alle persone dipendenti da sostanze di abuso” (Provvedimento 5 Agosto 1999 )

Legge Regionale 22 aprile 1997, n. 16

Norme per la promozione e lo sviluppo della cooperazione sociale.
...iniziative a favore della cooperazione e al fine di promuovere l...n. 381(Disciplina delle cooperative sociali ), garantendo altresì la piena...9 Raccordo con le politiche attive del lavoro 1...Assessorato regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale…

Legge Regionale 16 marzo 1981, n. 13

Individuazione, costituzione ed organizzazione delle Unità sanitarie locali, ... Art.1 Principi e obiettivi La Regione realizza...il coordinamento dei servizi sociali e sanitari in funzione...sulla riproduzione, allevamento e sanità animale, sui farmaci di...designazione delle singole formazioni politiche in misura proporzionale...

Legge Regionale 3 febbraio 1993, n. 9

Norme sulla salvaguardia dei diritti dell'utente del servizio sanitario... articolo 3 della Costituzione e dalla legge 23 dicembre...rispettare le convinzioni religiose, politiche , etiche dell'utente, secondo...regionale dell'igiene e sanità invita l'Unità sanitaria...agli operatori sanitari e sociali , nonché gli esami…

Legge Regionale 13 settembre 1993, n. 39

Disciplina dell'attività di volontariato e modifiche alle leggi regionali 25 ...
Art.1 Finalità e principi informatori 1. La Regione riconosce...settori e sezioni:a) SETTORE SOCIALE- sanità - assistenza sociale- igiene- sportb) SETTORE...pubbliche, sugli indirizzi generali delle politiche sociali regionali e su quanto attiene

Elenco Aziende Sanitarie della Sardegna

 

Leggi Nazionali

Decreto Legislativo 19 settembre 1994, n.626

Attuazione delle direttive 89/391/CEE, 89/654/CEE, 89/655/CEE, 89/656/CEE, 90/269/CEE, 90/270/CEE, 90/394/CEE e 90/679/CEE riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro.

Legge 5 febbraio 1992, n. 104

Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate

Legge 22 dicembre 1975, n. 685

Disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope. Prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza

Legge 8 novembre 2000, n. 328

Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali

Decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502

Testo aggiornato del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 recante: “Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell’art.1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421”.

Legge 14 agosto 1991, n.281

Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo.

Deliberazione N. 28/9 DEL 1.7.2005

Legge 9 dicembre 1998, n° 431 articolo 11. Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione. Approvazione criteri per la individuazione dei destinatari e modalità di determinazione dei contributi per l’annualità 2005. Stanziamento regionale di € 2.000.000 iscritto alla UPB S08.045 e accesso alle risorse statali stanziate dalla legge 30.12.2004, n. 311.

Legge 431/98

Fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione.

 

Staminali: nasce in Italia istituto medicina rigenerativa

7/05/03 - ANSA

Riuscire a mettere insieme tutte le energie necessarie per scoprire il nuovo Sacro Graal della biologia, ossia la sostanza capace di riprogrammare le cellule adulte senza produrre un embrione: favorire la ricerca sulla sostanza capace di produrre artificialmente le cellule staminali e' l'obiettivo dell'Istituto Europeo di Biorigenesi, il cui presidente onorario e' il Nobel Rita Levi Montalcini.
L'istituto, che si costituira' ufficialmente domani a Pavia e che si chiama Ieben, e' il primo passo che tende a unificare le ricerche europee sulla medicina rigenerativa. Tra i promotori, il direttore del Laboratorio di Biologia dello sviluppo dell'universita' di Pavia, Carlo Alberto Redi. ''L'obiettivo - ha detto Redi - e' mettere insieme tutto quello che conosciamo sulla capacita' di rigenerare di cellule e tessuti''.

L'idea dell'istituto, ha aggiunto, e' nata dalla commissione Dulbecco. Allora si vide che le cellule staminali prelevate da tessuto adulto potevano avere delle potenzialita', ma che presentavano anche delle difficolta', e si riconobbero le opportunita' offerte dalle cellule embrionali, che pero' ponevano seri problemi etici. ''L'idea e' allora quella di sviluppare un citoplasto artificiale, di ricostruire cioe' - ha spiegato - il contesto di fattori di coltura che permette di ricostruire un ambiente simile al citoplasma dell'ovocita, una sostanza capace di riprogrammare le cellule somatiche senza dover creare un embrione''.

Dichiarazione sulle produzione e sull'uso scientifico e terapeutico delle cellule staminali embrionali umane

Dall'archivio della Santa Sede
a cura della PONTIFICIA ACCADEMIA PER LA VITA (2002)

La finalità di questo documento è di portare un contributo al dibattito che si sta sviluppando e ampliando nella letteratura scientifica ed etica e nell'opinione pubblica sulla produzione e utilizzazione delle cellule staminali embrionali. A seguito, infatti, della crescente rilevanza che va assumendo il dibattito sui loro limiti e liceità, si impone, una riflessione che ne ponga in luce le implicazioni etiche.

In una prima parte, saranno esposti molto brevemente i dati più recenti offerti dalla scienza sulle cellule staminali, e dalla biotecnologia sulla loro produzione e uso. In una seconda parte, si richiamerà l'attenzione sopra i più rilevanti problemi etici sollevati da queste nuove scoperte e applicazioni.

Aspetti scientifici

Una definizione comunemente accettata di "cellula staminale" - anche se alcuni aspetti richiedono ancora un maggior approfondimento - è quella di una cellula che ha due caratteristiche: 1) la capacità di auto-rinnovamento illimitato o prolungato, cioè di riprodursi a lungo senza differenziarsi; e 2) la capacità di dare origine a cellule progenitrici di transito, con capacità proliferativa limitata, dalle quali discendono popolazioni di cellule altamente differenziate (nervose, muscolari, ematiche, ecc.). Da circa 30 anni queste cellule hanno costituito un ampio campo di ricerca sia in tessuti adulti[i], sia in tessuti embrionali e in colture in vitro di cellule staminali embrionali di animali da esperimento[ii]. Ma l'attenzione pubblica ad esse è stata richiamata recentemente da un nuovo traguardo raggiunto: la produzione di cellule staminali embrionali umane.

Le cellule staminali embrionali umane

La preparazione di cellule staminali embrionali umane (ES, ESc, Embryo Stem cells) implica oggi[iii]: 1) la produzione di embrioni umani e/o la utilizzazione di quelli soprannumerari da fecondazione in vitro o crioconservati; 2) il loro sviluppo fino allo stadio di iniziale blastociste; 3) il prelevamento delle cellule dell'embrioblasto o massa cellulare interna (ICM) - operazione che implica la distruzione dell'embrione; 4) la messa in coltura di tali cellule su un strato di fibroblasti di topo irradiati (feeder) e in adatto terreno, dove si moltiplicano e confluiscono fino alla formazione di colonie dette embrioidi (EBs, embryoid bodies); 5) ripetute messe in coltura delle cellule delle colonie ottenute, che portano alla formazione di linee cellulari capaci di moltiplicarsi indefinitamente conservando le caratteristiche di cellule staminali (ES) per mesi e anni.

Queste, tuttavia, costituiscono soltanto il punto di partenza per la preparazione delle linee cellulari differenziate, ossia di cellule le quali possiedono le caratteristiche che assumono nei diversi tessuti (muscolari, nervose, epiteliali, ematiche, germinali, ecc). I metodi per ottenerle sono ancora in studio[iv]; ma la inoculazione delle ES umane in animali da esperimento (topo), e la loro coltura in vitro in terreno condizionato fino alla confluenza, hanno dimostrato che esse sono capaci di dare origine a cellule differenziate che deriverebbero, nello sviluppo normale, dai tre diversi foglietti embrionali: endoderma (epitelio intestinale), mesoderma (cartilagine, osso, muscolo liscio e striato), ed esoderma (epitelio neurale, epitelio squamoso)[v].
Questi risultati hanno scosso il mondo sia scientifico, sia biotecnologico - in particolare medico e farmacologico - e non meno il mondo commerciale e massmediale: apparivano grandi le speranze che le applicazioni che ne sarebbero seguite avrebbero aperto nuove e più sicure vie per la terapia di gravi malattie; vie che già da anni si stanno cercando[vi]. Ma soprattutto fu scosso il mondo politico[vii]. Negli Stati Uniti, in particolare, al Congresso, che già da anni si opponeva a sostenere con fondi federali ricerche in cui venissero distrutti embrioni umani, risposero tra l'altro le forti pressioni del NIH (National Institutes of Health) per ottenere fondi almeno per utilizzare le cellule staminali prodotte da gruppi privati; e le raccomandazioni da parte del NBAC (National Bioethics Advisory Committee), istituito dal Governo Federale per lo studio del problema, affinchè siano dati fondi pubblici non soltanto per la ricerca sulle cellule staminali embrionali, ma anche per la loro produzione; anzi si insiste che sia rescisso definitivamente il bando vigente per legge sull'uso di fondi federali per la ricerca su embrioni umani.

Spinte nella stessa direzione si hanno anche in Inghilterra, Giappone, Australia.

La clonazione terapeutica

Era apparso evidente che l'uso terapeutico delle ES, come tali, aveva dei rischi notevoli, essendo - come si era costatato nella sperimentazione sul topo - tumorigeniche. Sarebbe stato, quindi, necessario preparare linee specializzate di cellule differenziate a seconda della necessità; e il tempo richiesto per ottenerle non appariva breve. Ma, anche se si fosse riusciti, sarebbe stato ben difficile essere certi dell'assoluta assenza di cellule staminali nell'inoculo o nell'impianto terapeutico, con i correlativi rischi; e, di più, si sarebbe dovuto ricorrere a ulteriori trattamenti per superare l'incompatibilità immmu-nologica. Per queste ragioni furono proposte tre vie di "clonazione terapeutica"[viii], atte a preparare cellule staminali embrionali umane pluripotenti con una ben definita informazione genetica, a cui far seguire poi la differenziazione desiderata.

1. Trasferimento di un nucleo di una cellula di un dato soggetto in un oocita umano enucleato, seguito da sviluppo embrionale fino allo stadio di blastociste e dalla utilizzazione delle cellule della massa interna (ICM) della stessa per ottenere le ES e, da queste, le cellule differenziate desiderate.

2. Trasferimento di un nucleo di una cellula di un dato soggetto in un oocita di altro animale. Un eventuale successo dovrebbe portare - si suppone - allo sviluppo di un embrione umano, da utilizzare come nel caso precedente.

3. Riprogrammazione del nucleo di una cellula di un dato soggetto fondendolo con il citoplasma di ES, ottenendo così gli "cybrids": possibilità ancora in studio. Ad ogni modo, anche questa via sembrerebbe esigere la previa preparazione di ES da embrioni umani.

Allo stato attuale, la ricerca scientifica sta puntando preferibilmente sulla prima via, ma è ovvio che, dal punto di vista morale, come vedremo, tutte e tre le soluzioni prospettate sono inaccettabili.

Le cellule staminali adulte

Dagli studi delle cellule staminali dell'adulto (ASC - Adult Stem Cells ) nel trascorso trentennio era emerso chiaramente che in molti tessuti adulti sono presenti cellule staminali, ma capaci di dare origine solo a cellule proprie di un dato tessuto. Non si pensava, cioè, alla possibilità di una loro riprogrammazione. Negli anni più recenti[ix], invece, si scoprirono anche in vari tessuti umani cellule staminali pluripotenti - nel midollo osseo (HSCs), nel cervello (NSCs), nel mesenchima (MSCs) di vari organi e nel sangue del cordone ombelicale (P/CB, placental/Cord blood) - capaci cioè di dare origine a più tipi di cellule, in maggioranza ematiche, muscolari e nervose. Si è visto come riconoscerle, come selezionarle, come sostenerle nello sviluppo e come condurle a formare diversi tipi di cellule mature mediante fattori di crescita e altre proteine regolatrici. Anzi un notevole cammino è già stato percorso in campo sperimentale, applicando anche i più avanzati metodi di ingegneria genetica e biologia molecolare per l'analisi del programma genetico che opera nelle cellule staminali[x], e per la transduzione di geni desiderati in cellule staminali o progenitrici che, impiantate, sono capaci di restituire le funzioni specifiche a tessuti sofferenti[xi]. Basti accennare, sulla base di alcuni lavori citati in nota, che nell'uomo le cellule staminali del midollo osseo, da cui si formano tutte le diverse linee di cellule ematiche, hanno come marcatore di riconoscimento la molecola CD34; e che, purificate, sono capaci di ricostituire la intera popolazione ematica in pazienti che ricevono dosi ablative di radiazioni e di chemioterapia, e questo con velocità proporzionale alla quantità di cellule usate. Anzi, si hanno già indizi sul come guidare lo sviluppo di cellule staminali nervose (NSCs) utilizzando diverse proteine - tra cui la neuroregulina e la proteina 2 osteomorfogena (BMP2, Bone Morphogenetic Protein 2) - che sono capaci di indirizzare le NSCs a diventare neuroni o glia (cellule neuronali di sostegno, produttrici di mielina) o anche a muscolo liscio.

La soddisfazione, pur prudente, con cui si concludono molti dei lavori citati, è un indice delle grandi promesse che le "cellule staminali adulte" riservano per una terapia efficace di tante patologie. Così, D.J. Watt e G.E. Jones affermano: "Le cellule staminali muscolari, sia della linea mioblastica embrionale che adulta, possono diventare cellule di maggior importanza per tessuti diversi da quello originario, ed essere la chiave di terapie future persino per malattie diverse da quelle di origine miogena" (p.93); J.A. Nolta e D.B. Kohn sottolineano: "I progressi nell'uso della transduzione genica nelle cellule staminali ematopoietiche ha portato a iniziare spe-rimentazioni cliniche. Le informazioni che se ne otterranno, guideranno futuri sviluppi. In definitiva, la geneterapia potrà permettere di trattare malattie genetiche e acquisite senza le complicazioni dei trapianti di cellule allogeniche" (p. 460); e D.L. Clarke e J. Frisén confermavano: "Questi studi suggeriscono che le cellule staminali nei differenti tessuti adulti possono essere molto più simili di quanto finora pensato alle cellule embrionali umane, fino ad averne in alcuni casi un repertorio molto simile" e "dimostrano che cellule nervose adulte hanno un'ampia capacità di sviluppo, e sono potenzialmente atte ad essere usate per produrre una varietà di tipi cellulari per trapianto in malattie diverse".

Tutti questi progressi ed i risultati già raggiunti nel campo delle cellule staminali dell'adulto (ASC) lasciano, dunque, intravedere non soltanto la loro grande plasticità, ma anche la loro ampia possibilità di prestazioni, verosimilmente non diversa da quella delle cellule staminali embrionali (ES), dato che la plasticità dipende in gran parte da un controllo genetico, il quale potrebbe essere riprogrammato.
Ovviamente, non è ancora possibile porre a confronto i risultati terapeutici ottenuti e ottenibili utilizzando le cellule staminali embrionali e le cellule staminali adulte. Per le seconde sono già in corso, da parte di varie ditte farmaceutiche, delle sperimentazioni cliniche[xii] che lasciano intravedere buoni successi e aprono serie speranze per un futuro più o meno prossimo. Per le prime, anche se vari approcci sperimentali danno segnali positivi[xiii], la loro applicazione in campo clinico - proprio per i gravi problemi etici e legali connessi - richiede una seria riconsiderazione e un grande senso di responsabilità davanti alla dignità di ogni essere umano.

Problemi etici

Data l'indole del documento, si formulano brevemente i problemi etici essenziali implicati da queste nuove tecnologie, indicandone la risposta che emerge da una attenta e profonda considerazione del soggetto umano dal momento del suo concepimento: considerazione che è alla base della posizione affermata e proposta dal Magistero della Chiesa.

Il primo problema etico, fondamentale, può essere formulato così: "È moralmente lecito produrre e /o utilizzare embrioni umani viventi per la preparazione di ES"?

"La risposta è negativa" per le seguenti ragioni.

1. Sulla base di una corretta e completa analisi biologica, l'embrione umano vivente è - a partire dalla fusione dei gameti - un soggetto umano con una ben definita identità, il quale incomincia da quel punto il suo proprio coordinato,continuo e graduale sviluppo, tale che in nessuno stadio ulteriore può essere considerato come un semplice accumulo di cellule[xiv].

2. Ne segue che: come "individuo umano" ha diritto alla sua propria vita; e, perciò, ogni intervento che non sia a favore dello stesso embrione, si costituisce come atto lesivo di tale diritto. La teologia morale ha da sempre insegnato che nel caso dello "jus certum tertii" il sistema del probabilismo non è applicabile[xv].

3. Pertanto, l'ablazione della massa cellulare interna (ICM) della blastociste, che lede gravemente e irreparabilmente l'embrione umano, troncandone lo sviluppo, è un atto gravemente immorale e, quindi, gravemente illecito.

4. Nessun fine ritenuto buono, quale l'utilizzazione delle cellule staminali che se ne potrebbero ottenere per la preparazione di altre cellule differenziate in vista di pro-cedimenti terapeutici di grande aspettativa, può giustificare tale intervento. Un fine buono non rende buona un'azione in se stessa cattiva.

5. Per un cattolico, tale posizione è confermata dal Magistero esplicito della Chiesa che, nella enciclica Evangelium Vitae - riferendosi anche alla Istruzione Donum Vitae della Congregazione per la Dottrina della Fede - afferma: "La Chiesa ha sempre insegnato, e tuttora insegna, che al frutto della generazione umana, dal primo momento della sua esistenza, va garantito il rispetto incondizionato che è moralmente dovuto all'essere umano nella sua totalità e unità corporale e spirituale: "l'essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita" (n.60)[xvi].

Il secondo problema etico può essere formulato così: È moralmente lecito eseguire la cosiddetta "clonazione terapeutica" attraverso la produzione di embrioni umani e la loro successiva distruzione per la produzione di ES?

"La risposta è negativa" per la seguente ragione:

Ogni tipo di clonazione terapeutica, che implichi necessariamente la produzione di embrioni umani e la susseguente distruzione degli embrioni prodotti, al fine di ottenerne cellule staminali, è illecita; poiché, si ricade nel problema etico preceden-temente esposto, il quale non può avere che una risposta negativa[xvii].

Il terzo problema etico può essere formulato così: È moralmente lecito utilizzare le ES, e le cellule differenziate da quelle ottenute, eventualmente fornite da altri ricercatori o reperibili in commercio?

"La risposta è negativa" poiché:

al di là della condivisione, formale o meno, dell'intenzione moralmente illecita dell'agente prinicipale, nel caso in esame, c'è una cooperazione materiale prossima da parte del produttore o fornitore.

In conclusione, appare evidente la serietà e la gravità del problema etico aperto dalla volontà di estendere al campo umano la produzione e/o l'uso di embrioni umani anche in una prospettiva umanitaria.

Il dato, ormai accertato, della possibilità di utilizzare cellule staminali adulte per raggiungere le stesse finalità che si intenderebbe raggiungere con le cellule staminali embrionali - anche se si richiedono molti ulteriori passi prima di vederne chiari e definitivi risultati - indica questa come la via più ragionevole e umana da percorrere per un corretto e valido progresso in questo nuovo campo che si apre alla ricerca e a promettenti applicazioni terapeutiche. Queste rappresentano, senza dubbio, una grande speranza per una notevole parte di persone sofferenti.

Il Presidente
Prof. Juan de Dios Vial Correa

Il Vice Presidente
S.E.R. Mons. Elio Sgreccia

Note Bibliografiche

[i]Cfr M. LOEFFLER, C. S POTTEN, Stem cells and cellular pedigrees - a conceptual introduction, in C. S. POTTEN (ed), Stem Cells, Academic Press, London 1997, pp.1-27; D. Van der KOOY, S. WEISS, Why Stem Cells?, Science 2000, 287,1439-1441.

[ii]Cfr T: NAKANO, H. KODAMA, T. HONJO, Generation of lymphohematopoietic cells from embryonic stem cells in culture, Science 1994, 265, 1098-1101; G. KELLER, In vitro differentiation of embryonic stem cells, Current Opinion in Cell Biology 1995, 7, 862-869; S. ROBERTSON, M. KENNEDY, G. KELLER, Hematopoietic commitment during embryogenesis, Annals of the New York Academy of Sciences 1999, 872, 9-16;

[iii] Cfr J. A .THOMSON, J. ITSKOVITZ-ELDOR, S.S. SHAPIRO et al., Embryonic stem cell lines derived from human blastocysts, Science 1998, 282, 1145-1147; G. VOGEL, Harnessing the power of stem cells, Science 1999, 283, 1432-1434.

[iv] Cfr F.M. WATT, B.L.M, HOGAN, Out of Eden: stem cells and their niches, Science 2000, 287, 1427-1430.

[v] Cfr J.A. THOMSON, J. ITSKOVITZ-ELDOR, S.S. SHAPIRO et al., cit.

[vi] Cfr. U.S. CONGRESS, OFFICE OF TECHNOLOGY ASSESSMENT, Neural Grafting: Repairing the Brain and Spinal Cord, OTA-BA-462, Washington, DC, U.S. Government Printing Office, 1990; A. McLAREN, Stem cells: golden opportunities with ethical baggage, Science 2000, 288, 1778.

[vii]Cfr E. MARSHALL, A versatile cell line raises scientific hopes, legal questions, Science 1998, 282, 1014-1015; J. GEARHART, New potential for human embryonic stem cells, Ibidem, 1061-1062; E. MARSHALL, Britain urged to expand embryo studies, Ibidem, 2167-2168; 73 SCIENTISTS, Science over politics, Science 1999, 283, 1849-1850; E. MARSHALL, Ethicists back stem cell research, White House treads cautiously, Science 1999, 285, 502; H.T. SHAPIRO, Ethical dilemmas and stem cell research, Ibidem, 2065; G. VOGEL, NIH sets rules for funding embryonic stem cell research, Science 1999, 286, 2050; G. KELLER, H.R. SNODGRASS, Human embryonic stem cells: the future is now, Nature Medicine 1999, 5, 151-152; G.J. ANNAS, A. CAPLAN, S. ELIAS, Stem cell politics, ethics and medical progress, Ibidem, 1339-1341; G. VOGEL, Company gets rights to cloned human embryos, Science 2000, 287, 559; D. NORMILE, Report would open up research in Japan, Ibidem, 949; M.S. FRANKEL, In search of stem cell policy, Ibidem, 1397; D. PERRY, Patients voices: the powerful sound in the stem cell debate, Ibidem, 1423; N. LENOIR, Europe confronts the embryonic stem cell research challenge, Ibidem, 1425-1427; F.E. YOUNG, A time for restraint, Ibidem, 1424; EDITORIAL, Stem cells, Nature Medicine 2000, 6, 231.

[viii] D. DAVOR, J. GEARHART, Putting stem cells to work, Science 1999, 283, 1468-1470.

[ix] Cfr C.S. POTTEN (ed), Stem Cells, Academic Press, London 1997, pp. 474; D. ORLIC, T.A. BOCK, L. KANZ, Hemopoietic Stem Cells: Biology and Transplantation, Ann. N.Y. Acad. Sciences, vol. 872, New York 1999, pp. 405; M.F. PITTENGER, A.M. MACKAY, S.C. BECK et al., Multilineage potential of adult human mesenchymal stem cells, Science 1999, 284, 143-147; C.R.R. BJORNSON, R.L. RIETZE, B.A. REYNOLDS et al, Turning brain into blood: a hematopoietic fate adopted by adult neural stem cells in vivo, Science 1999, 283, 534-536; V. OUREDNIK, J. OUREDNIK, K.I. PARK, E.Y. SNYDER, Neural Stem cells - a versatile tool for cell replacement and gene therapy in the central nervous system, Clinical Genetics 1999, 56, 267-278; I. LEMISCHKA, Searching for stem cell regulatory molecules: Some general thoughts and possible approaches, Ann. N.Y. Acad. Sci. 1999, 872, 274-288; H.H. GAGE, Mammalian neural stem cells, Science 2000, 287, 1433-1438; D.L. CLARKE, C.B. JOHANSSON, J. FRISEN et al., Generalized potential of adult neural stem cells, Science 2000, 288, 1660-1663; G. VOGEL, Brain cells reveal surprising versatility, ibidem, 1559-1561.

[x] Cfr R.L. PHILLIPS, R.E. ERNST, I.R. LEMISCHKA, et al., The genetic program of hematopoietic stem cells, Science 2000, 288, 1635-1640.

[xi] Cfr D.J. WATT, G.E. JONES, Skeletal muscle stem cells: function and potential role in therapy, in C.S. POTTEN, Stem Cells, cit., 75-98; J.A. NOLTA, D.B. KOHN, Haematopoietic stem cells for gene therapy, Ibidem, 447-460; Y. REISNER, E. BACHAR-LUSTIG, H-W. LI et al., The role of megadose CD34+ progenitor cells in the treatment of leukemia patients without a matched donor and in tolerance induction for organ transplantation, Ann. N.Y.Acad. Sci 1999, 872, 336-350; D.W. EMERY, G. STAMATOYANNOPOULOS, Stem cell gene therapy for the b-chain hemoglobinopathies, Ibidem, 94-108; M. GRIFFITH, R. OSBORNE, R. MUNGER, Functional human corneal equivalents constructed from cell lines, Science 1999, 286, 2169-2172; N.S. ROY, S. WANG, L. JIANG et al., In vitro neurogenesis by progenitor cells isolated from the adult hippocampus, Nature Medicine 2000, 6, 271-277; M. NOBLE, Can neural stem cells be used as therapeutic vehicles in the treatment of brai tumors?, Ibidem, 369-370; I.L. WEISSMAN, Translating stem and progenitor cell biology to the clinic: barriers and opportunities, Science 2000, 287, 1442-1446; P. SERUP, Panning for pancreatic stem cells, Nature Genetics 2000, 25, 134-135.

[xii] E. MARSHALL, The business of Stem Cells, Science 2000, 287, 1419-1421.

[xiii] Cfr O. BRUSTLE, K.N. JONES, R.D. LEARISH et al., Embryonic stem cell-derived glial precursors: a source of myelinating transplants, Science 1999, 285, 754-756; J.W. McDONALD, X-Z LIU, Y. QU et al., Transplanted embryonic stem cells survive, differentiate and promote recovery in injured rat spinal cord, Nature Medicine 1999, 5, 1410-1412.

[xiv] Cfr A. SERRA , R. COLOMBO, Identità e statuto dell'embrione umano: il contributo della biologia, in PONTIFICIA ACADEMIA PRO VITA, Identità e Statuto dell'Embrione Umano, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1998, pp.106-158.

[xv] Cfr I. CARRASCO de PAULA, Il rispetto dovuto all'embrione umano: prospettiva storico-dottrinale, in Id., pp. 9-33; R. LUCAS LUCAS, Statuto antropologico dell'embrione umano, in Id., pp.159-185; M. COZZOLI, L'embrione umano: aspetti etico normativi, in Id., pp.237- 273; L. EUSEBI, La tutela dell'embrione umano: profili giuridici, in Id., pp. 274-286.

[xvi] GIOVANNI PAOLO II, Lettera Enciclica "Evangelium Vitae" (25 marzo 1995), Acta Apostolicae Sedis 1995, 87,401-522; cfr anche CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Istruzione su il rispetto della vita umana nascente e la dignità della procreazione "Donum Vitae" (22 febbraio 1987), Acta Apostolicae Sedis 1988, 80, 70-102.

[xvii] Cfr CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, cit., I, n.6; C.B. COHEN (ed), Special Issue: Ethics and the cloning of human embryos, Kennedy Institute of Ethics Journal 1994, n.4, 187-282; H.T. SHAPIRO, Ethical and policy issues of human cloning, Science 1997, 277, 195-196; M.L. DI PIETRO, Dalla clonazione animale alla clonazione dell'uomo?, Medicina e Morale 1997, n.6, 1099-2005; A. SERRA, Verso la clonazione dell'uomo? Una nuova frontiera della scienza, La Civiltà Cattolica 1998 I, 224-234; Id., La clonazione umana in prospettiva "sapienziale", Ibid., 329-339.

Dall'archivio della Santa Sede

Clonazione: GB, cellule ibride uomo - animale senza via libera

03/06/04 - ANSA

LONDRA - Una scappatoia all'interno delle leggi sulla ricerca sugli embrioni permette agli scienziati britannici di condurre senza bisogno di una licenza specifica esperimenti in cui vengono create cellule ibride che fondono elementi sia umani che animali.

Anche se la clonazione umana a scopo riproduttivo e' vietata nel Paese, la scappatoia legale, scrive oggi il Times, permette agli scienziati di condurre esperimenti ''eticamente discutibili'', come per esempio aggiungere DNA umano alla cellula uovo di una mucca, un esperimento tentato da Panayotis Zavos, il ricercatore il cui obiettivo e' clonare un essere umano.

Tale situazione, sottolinea il giornale, illustra il bisogno di rivedere le attuali leggi, introdotte nel 1990, riguardanti la fertilizzazione e l'embriologia. ''Cose come queste dimostrano che il progresso e' piu' rapido del sistema di regolamentazione'', ha affermato Ian Gibson, membro del comitato parlamentare per la scienza e la tecnologia.

Una portavoce del Human Fertilization and Embryology Authority, l'autorita' incaricata di governare il settore, ha dichiarato: ''Quando la legge del 1990 era entrata in vigore la gente non poteva prevedere a che punto sarebbe arrivata la scienza. Crediamo che siano necessari alcuni chiarimenti per quanto riguarda la ricerca''.

Gli esperimenti che prevedono la creazione di cellule ibride necessitano di una licenza solo nel caso in cui gameti (ovvero sperma e cellule uovo) animali e umani vengano fatti incrociare e, in seguito a tale incrocio, l'embrione possa svilupparsi in un essere umano.

Tuttavia, le cellule ibride prodotte in queste ricerche non rientrano in questa categoria in quanto viene utilizzato soltanto uno dei due gameti e, qualora impiantate nell'utero, le cellule non si sviluppano in un essere vivente.

Un esempio di questi esperimenti e' quello condotto recentemente dall'universita' di Cambridge: i nuclei di cellule umane adulte sono stati fusi con le cellule uovo delle rane per creare cellule da ''coltivare'' allo scopo di creare tessuti sostitutivi. Secondo il professor Sir John Gurdon, che ha guidato l'esperimento, non e' necessario modificare la legge in quanto questi ibridi non sono degli embrioni. ''Abbiamo semplicemente agito sui geni. L'obbiettivo del nostri lavoro e' di creare cellule sostitutive per i tessuti umani, della stessa costituzione genetica degli esseri umani, senza usare embrioni.
Non riesco a concepire come qualcuno potrebbe fare obiezioni sul piano etico''.

Clonazione, un altro passo avanti. Dall'embrione le cellule staminali

12/02/04 - La repubblica

Dagli Usa l'annuncio di un gruppo di americani e sud-coreani
E' la prima volta che si giunge alla soglia della differenziazione
Gli scienziati: "Servirà per curare le malattie e per le tecniche dei trapianti, è folle parlare di duplicazione dell'essere umano"


NEW YORK - Mai la clonazione di un embrione umano si era spinta così avanti. Esperimenti di "copia" dell'embrione erano già stati fatti, e con successo, ma prima d'ora non si erano mai ottenute cellule staminali. Ora, dagli Stati Uniti, arriva l'annuncio-choc di un gruppo di scienziati americani e sud-coreani, che hanno clonato 30 embrioni e li hanno lasciati poi sviluppare fino allo stadio più avanzato mai raggiunto in laboratorio: quando le cellule sono ormai pronte ad avviare il primo processo di differenziazione.

La questione è al centro di un ampio dibattito di carattere etico. Basti pensare che l'amministrazione Bush e il Congresso americano stanno cercando di ottenere legislazioni internazionali che rendano questo tipo di sperimentazione illegale negli Usa e nel resto del mondo.

Ma innegabili sono le grandi possibilità aperte dalla produzione in vitro di cellule staminali umane in campo medico. Il procedimento ("clonazione terapeutica") mira infatti alla creazione di embrioni finalizzati all'estrazione di cellule staminali che vengono poi coltivate per ricreare particolari tessuti umani. Una tecnica che - pure se per la sperimentazione sull'uomo ci vorranno ancora molti anni - può offrire importanti risultati nella lotta al diabete, al morbo di Parkinson e ad altre malattie.

I tentativi di clonare un embrione umano per ottenere cellule staminali finora erano tutti falliti. La Advanced Cell Technology, una società del Massachusetts, aveva annunciato lo scorso anno di essere riuscita a creare un embrione umano clonato, ma non lo aveva lasciato sviluppare al punto da ottenerne cellule staminali.

Ora, l'esperimento del gruppo coordinato da Wook Suk Hwang, dell'Università nazionale di Seul, è stato pubblicato sulla rivista online Science Express e sarà discusso oggi nel corso della conferenza annuale dell'American Association for the Advancement of Science.

Dicono gli scienziati: "Il nostro sistema apre le porte all'uso di queste cellule prodotte in modo speciale nella medicina dei trapianti". E nel dettaglio rivelano di aver usato 242 ovuli prelevati da 16 donne diverse. Sono gli stessi ricercatori (che escludono qualsiasi tentativo di produrre esseri umani clonati, definendolo "folle"), a spiegare che hanno trapiantato le cellule staminali prelevate dagli embrioni clonati nei topi, dove queste hanno iniziato a differenziarsi ulteriormente.

Le perplessità della comunità scientifica sulla clonazione di cellule embrionali umane: "Ci sono molti punti oscuri"

12/02/04 - La repubblica di Cristina Nadotti

Il genetista: "Tutto da dimostrare l'utilizzo a scopo terapeutico"

ROMA - I genetisti sono molto cauti nel commentare la scoperta fatta dagli scienziati coreani e statunitensi. In attesa di leggere il resoconto completo sull'esperimento, la loro attenzione si concentra soprattutto sulle implicazioni di tipo etico, sull'opportunità di sperimentare in modo apparentemente spregiudicato in campi nei quali ci sono ancora molti punti oscuri..

"Se quanto riportano le agenzie di stampa verrà confermato - commenta il genetista medico Bruno Dalla Piccola, dell'Istituto Mendel dell'Università "La Sapienza" di Roma - saremo di fronte alla prima clonazione terapeutica umana. In pratica si tratta dell'applicazione su cellule dell'uomo del metodo che portò alla nascita della pecora Dolly: un nucleo di cellule di embrione è stato impiantato nel nucleo di una cellula uovo. La chiamano clonazione terapeutica umana, ma questo termine mi dà proprio un gran fastidio".

Perché non è preciso?
"No, perché è tutto da dimostrare che questi esperimenti siano fatti a scopo solo terapeutico e che servano solo a riparare il tessuto del cuore colpito da infarto o simili. La mia preoccupazione è che esperimenti come questi siano l'anticamera per qualcos'altro"

Insomma il vecchio dibattito sulla clonazione, che divide i paesi all'interno dell'Unione Europea e spinge Bush a chiedere a gran voce leggi internazionali.
"Si, una disputa in cui è sempre molto difficile pronunciarsi. L'esperimento dell'equipe di coreani e statunitensi confermerebbe che quello che ritenevamo ipoteticamente possibile è stato fatto, quali saranno le ricadute di questa scoperta è da vedere. Certo, se pensiamo ai risultati raggiunti negli ultimi dieci anni in medicina con l'uso di cellule staminali l'entusiasmo potrebbe essere tanto, però è bene ricordare che in quei casi vengono usate cellule staminali adulte, impiantate in modelli semplici come la pelle".

In questo caso invece parliamo di embrioni
"Appunto. La prima riserva è di carattere etico, perché personalmente ho qualche remora a "smontare" degli embrioni umani. La seconda è di carattere biologico: mentre siamo sicuri della stabilità delle cellule staminali adulte, siamo meno informati sulla stabilità delle cellule staminali dell'embrione".

Sta dicendo che il loro sviluppo potrebbe essere incontrollabile?
"Soprattutto penso che sia del tutto da provare che questi esperimenti servano a curare malattie del cervello come il Parkinson e non siano piuttosto un eccesso di presunzione".

Eppure i ricercatori hanno precisato che saranno utilizzate proprio per curare malattie come questa.
"Facciamo proprio l'esempio dell'impianto di cellule staminali embrionali nel cervello: ci sono anni di sperimentazione in proposito e i risultati sono degli scempi. A me sembra azzardato impiantare qualcosa che non si conosce bene in un organo come il cervello, di cui, tutto sommato, sappiamo pochissimo".

Ma allora la scienza che deve fare, fermarsi?
"Certo che no, però vorrei avere maggiori certezze su alcune sperimentazioni".

Staminali: Sirchia, investimenti con primi risultati

06/10/03 - ANSA

PADOVA - Le terapie con l' uso di cellule staminali, assieme alla nuova genomica e alla proteomica, rappresentano il futuro della medicina, ma al momento ''possono contare su risorse relativamente modeste, perche' non arrivano ancora risultati significativi''.
Lo ha detto questa sera a Padova il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, in occasione di un convegno internazionale sulle cellule staminali e la terapia genica promosso dall' ateneo patavino e dalla Regione Veneto.
Il ministro si e' detto pero' convinto che ''nell' attimo stesso in cui un risultato comincera' ad arrivare, arriveranno anche gli investimenti pubblici''.
Su questo aspetto Sirchia non ha nascosto il fatto che ''gli investimenti pubblici sono quello che sono. Ma la grande forza in questi campi - ha aggiunto - deriva dagli investimenti privati che si attivano solo se sono veramente convinti di avere un ritorno in tempi ragionevoli''.
''Il pubblico - ha osservato - ha tante cose da fare, non ne ha solo una. Naturalmente sostiene la ricerca nei limiti delle possibilita' che ha. Ma i grandi investimenti, e i farmaci lo dimostrano tutti i giorni, non derivano dal pubblico ma dai privati''. La speranza, quindi - ha argomentato Sirchia - e' che anche per le cellule staminali escano a breve dei risultati ''che convincano i privati che possono farlo ad investire in questo settore''. Sirchia ha detto di augurarsi che ''nel giro di qualche anno, non troppi, questa terapia rappresenti un' alternativa valida ai sistemi di cura consueti''. Per Sirchia potrebbe essere questa una strada che affianca il trapianto, ma che consente di arrivare ''in un tempo precedente a quello dello scompenso totale dell' organo. L' uso delle cellule staminali nella riparazione dei tessuti puo' essere quindi una strada nuova per affrontare molte malattie oggi non ben curabili''.
Il convegno sulle cellule staminali, che proseguira' domani e dopodomani ad Abano Terme, con l' intervento di esperti italiani, europei e nordamericani del settore, e' organizzato dal prof. Giorgio Palu', del dipartimento di istologia, microbiologia e biotecnologie mediche dell' universita' di Padova, centro che per primo ha sperimentato con successo nell' uomo un protocollo di terapia genica per la cura dei tumori cerebrali e, in alcuni casi, della tiroide. Palu' ha ricordato che negli ultimi dieci anni sono stati sviluppati a Padova dei protocolli di terapia genica su una ventina di pazienti, i quali hanno mostrato risultati positivi soprattutto nei casi di neoplasie allo stato iniziale''.

Clonazione: Padre Pecora Dolly chiede di creare embrioni umani

25/11/02 - ANSA

Il padre della pecora Dolly, Ian Wilmut, ha richiesto ufficialmente la licenza di creare embrioni umani a scopo terapeutico attraverso la partenogenesi, cioe' senza la fecondazione con sperma.
E questa tecnica potrebbe far superare problemi etici e religiosi. Lo stesso Wilmut aveva anticipato il progetto di ricerca dell'Istituto Roslin di Edimburgo ad aprile. A decidere se consentire o meno l'avvio del progetto di studio sara' l'autorita' inglese sulla fecondazione e l'embriologia umana che si basera' sui termini dell'atto di embriologia umana del 1990. Ma per la risposta definitiva dell'Authority, secondo quanto riferito da BBC on-line, si dovra' attendere ancora un anno.
Wilmut vuole realizzare embrioni umani per ricavarne cellule staminali totipotenti in grado di dare vita a tutti i tipi di cellule e che serviranno a mettere a punto nuove terapie per malattie oggi ritenute incurabili. Per creare gli embrioni lo scienziato scozzese ha intenzione di usare la partenogenesi, un metodo che consiste nell'attivare chimicamente la cellula uovo, stimolandola ad intraprendere i primi stadi di sviluppo embrionale, senza ricorrere, quindi, alla fecondazione vera e propria con spermatozoi. "La partenogenesi - ha ricordato Wilmut - e' gia' stata sperimentata con successo sulle scimmie e consentirebbe di evitare i problemi etici e religiosi legati agli esperimenti su embrioni e alla fecondazione umana". Infatti, come hanno spiegato alcuni scienziati, gli embrioni prodotti in questa maniera difficilmente sopravvivono oltre i primi stadi di sviluppo embrionale.

Staminali: Scienziati Australia offrono cellule embrionali

08/06/04 - ANSA

SYDNEY - Gli scienziati di tutto il mondo potranno ora rifornirsi facilmente e gratuitamente di cellule staminali per le loro ricerche. Le offre la comunita' scientifica australiana, che dispone di decine di migliaia di embrioni in eccedenza, dopo essere stata per decenni all'avanguardia nei programmi di fecondazione assistita. L'annuncio e' stato dato ieri sera dal premier dello stato australiano di Victoria, Steve Bracks, durante la Conferenza internazionale di biotecnologia BIO 2004, in corso a San Francisco. Sara' il National Stem Cell Centre (Nscc) di Melbourne a distribuire gratuitamente le nuove 'linee' di cellule staminali embrionali.

Bracks ha aggiunto che l'iniziativa sara' di beneficio agli scienziati di paesi come gli Usa e vari paesi europei, dove c'e' carenza di tali cellule.

''E' qui che l'Australia ha una posizione di leader e puo' offrire un contributo significativo, perche' sappiamo che in molti paesi vi e' difficolta' di accesso ad embrioni per la ricerca'', ha detto il premier alla radio australiana Abc.

Il direttore del Nscc, Hugh Niall, ha osservato che la ricerca su cellule staminali embrionali ha un' ''enorme potenziale per trattare molte condizioni, tra cui collassi cardiaci, cancro e malattie del sangue''.

''Speriamo che questa iniziativa stimoli nuovi sforzi di ricerca in Australia e all'estero e porti cosi' a importanti progressi nella medicina'', ha aggiunto. Gli embrioni in eccedenza in Australia, circa 70 mila, erano stati prodotti per i programmi di fecondazione in vitro (Ivf) ma non sono stati utilizzati e le coppie interessate hanno dato il loro consenso perche' fossero usati a fini di ricerca.

Nel 2000 il parlamento australiano ha approvato leggi che consentono la ricerca medica su embrioni umani sotto strette linee guida e allo stesso tempo mettono al bando la clonazione umana. Lo scorso aprile poi il Consiglio nazionale per la ricerca medica ha concesso le prime licenze ai centri Ivf di Sydney e Melbourne per condurre ricerche sugli embrioni in eccedenza, una decisione subito definita dalla chiesa cattolica e dagli attivisti per il diritto alla vita come ''licenza di uccidere i membri piu' vulnerabili e innocenti della famiglia umana gli embrioni''.

Clonazione: Angelo Vescovi, sasso in stagno dibattito etico

12/02/04 - ANSA

ROMA - Un sasso lanciato nello stagno del dibattito etico sulla clonazione di embrioni umani a fini terapeutici: e' soprattutto questo l'articolo sull'embrione umano fatto sviluppare fino allo stadio di blastocisti, secondo uno dei pionieri nella ricerca sulle cellule staminali del cervello, Angelo Vescovi, co-direttore dell'Istituto Cellule Staminali del San Raffaele di Milano.

''Tecnicamente il lavoro pubblicato su Science non propone nulla di nuovo. Pubblicarlo e' stata piuttosto una scelta editoriale da parte della rivista: ha voluto gettare un sasso nello stagno del dibattito etico'', ha rilevato Vescovi.
Dopo che negli Stati Uniti era stato ottenuto due anni fa il primo embrione, sviluppato fino a 6 cellule, e successivamente fino a 16, era chiaro, secondo l'esperto, che tecnicamente sarebbe stato possibile andare ancora piu' avanti.
''Non e' da escludere che questo sia avvenuto nel segreto di alcuni laboratori'', ha detto.
Gli unici limiti erano di carattere etico. Non e' per caso, ha aggiunto, che ''l'esperimento sia avvenuto in un Paese che per motivi culturali e religiosi non si pone gli stessi problemi etici che sono invece stringenti in Occidente''.

L'effetto di questo annuncio sara' quindi, secondo Vescovi, quello di rilanciare un dibattito delicatissimo quanto acceso, diviso fra grandi questioni etiche e forti interessi economici.

Dal punto di vista scientifico non meraviglia nemmeno che i ricercatori di Seul e dell'universita' del Michigan abbiano ottenuto dei neuroni.

''Il vero problema e' piuttosto nel fatto che lo sviluppo di cellule umane ottenute da un embrione clonato non sono completamente normali dal punto di vista genetico''.

Accade infatti che nel momento in cui una cellula adulta viene introdotta in un ovocita e riprogrammata, i geni embrionali che sono spenti in una cella adulta si riaccendono ma, nonostante cio', la cellula viene riprogrammata in modo parziale.

''Nonostante cio' - ha detto - queste cellule possono dare origine a un individuo, ma questo potra' avere dei difetti'', alterazioni genetiche che negli animali clonati nati finora hanno portato, ad esempio a invecchiamento precoce e obesita'.
Nessuno sa al momento quale sia l'origine di queste alterazioni.

''Ma e' sicuro - secondo Vescovi - che le cellule nervose clonate avranno delle alterazioni. Bisogna adesso studiare quali''.

Staminali: in Italia ricerca su fabbriche artificiali

8/05/03 - ANSA

Italia in prima fila nelle ricerche destinate a segnare la seconda fase degli studi sulla clonazione e riuscire a fabbricare artificialmente cellule staminali senza produrre embrioni. E' questo l'obiettivo dell'Istituto europeo di biorigenesi onlus (Ieben), il cui presidente onorario e' il Nobel Rita Levi Montalcini, e nato oggi a Pavia.
L'istituto e' nato per iniziativa di un gruppo di ricercatori fra i quali, oltre al Nobel, il direttore del Laboratorio di Biologia dello sviluppo dell'universita' di Pavia, Carlo Alberto Redi, Silvia Garagna, dello stesso laboratorio, e Maurizio Zuccotti, dell'universita' di Parma, uno dei padri del primo topo clonato. Si tratta del secondo istituto al mondo specializzato nella medicina rigenerativa, dopo quello nato recentemente nell'universita' delle Hawaii, ''ma e' il primo in termini di organizzazione'', ha osservato Silvia Garagna. I primi interlocutori sono infatti i cittadini, ''ai quali si richiede aiuto per quanto riguarda i finanziamenti, informandoli sugli obiettivi e i progressi della ricerca''. Per questi scopi e' attivo da oggi un accordo con la Lega delle autonomie locali, ha detto Daniele Pulcini, dell'universita' di Roma La Sapienza e tra i fondatori dello Ieben. ''L'obiettivo - ha aggiunto - e' raccogliere un contributo di 2.000 euro da almeno 2.000 Comuni''. La prima a dare la disponibilita' e' stata la Regione Umbria, con i suoi oltre 100 Comuni. Sul fronte dell'informazione per i cittadini, e' stato concluso un accordo con la regione Lazio per la formazione a distanza e fra una settimana sara' attivo il sito dello Ieben (www.ieben.org).
''Oggi sappiamo ottenere dei cloni, ma le nostre conoscenze in proposito sono al buio, non sappiamo nulla di che cosa controlla la riprogrammazione di una cellula adulta'', ha detto Redi. L'obiettivo e' scoprire quali sono i fattori contenuti nell'ovocita capaci di far riprogrammare una cellula adulta. Conoscerli significherebbe poter costruire macchine del tempo capaci di trasformare in staminali delle cellule adulte e, in un futuro impossibile da prevedere, gli stessi fattori potrebbero essere direttamente iniettati nell'organismo per riparare lesioni e curare malattie degenerative del sistema nervoso, come l'Alzheimer e il Parkinson, malattie autoimmuni come la sclerosi multipla, ma anche tumori e diabete.

Leucemico adulto guarito da cellule staminali

09/07/02 - ANSA

LONDRA - Un infermiere di 31 anni e' il primo britannico ad essere guarito dalla leucemia con un trapianto di cellule staminali estratte dal cordone ombelicale di un neonato. La procedura finora si era rivelata efficace solo sui bambini. Stephen Knox, al quale i medici avevano dato solo pochi mesi di vita, e' stato operato a febbraio presso l'unita' ematologica dell'ospedale universitario di Newcastle (nord Inghilterra) ed ora e' stato dichiarato dai medici fuori pericolo. "Il trapianto - ha detto oggi il medico che lo ha curato, il professor Stephen Proctor - ha funzionato molto meglio e piu' rapidamente di quanto ci aspettassimo". Prima del trapianto il midollo osseo del malato e' stato eliminato con la chemioterapia, poi a Knox sono state trapiantate alcune cellule staminali prelevate da un cordone ombelicale compatabile con i suoi tessuti. Quattro giorni dopo gli e' stato iniettato sangue di sei diversi cordoni ombelicali. Queste cellule differenti sono poi morte, ma prima di scomparire hanno creato le giuste condizioni di crescita che hanno consentito alle cellule trapiantate di attecchire. Prima del trapianto il gruppo sanguigno di Stephen Knox era A, adesso e' 0, come quello del bambino donatore del primo cordone ombelicale. La potenzialita' del sangue placentare - ricco di cellule staminali non completamente differenziate e quindi in grado di ridurre notevolmente il rischio di rigetto in caso di trapianto - sono giudicate enormi. Purtroppo il sangue prelevato dalla placenta e' appena sufficiente per essere trapiantato in un bambino leucemico di peso inferiore ai 15 chili. La tecnica usata a Newcastle - che gia' era stata sperimentata negli Usa - sembra far sperare che questo limite possa essere superato.

 

Fecondazione Artificiale

 

Visita il nuovo sito dedicato alla Fecondazione assisitita

 

Linee guida in materia di fecondazione assistita
Gazzetta ufficiale del 16/8/2004

Fecondazione assistita: Poveri mariti, traditi dalla provetta

13/09/2004 - Panorama di Antonella Piperno
Errori nei prelievi, gravidanze a sorpresa. I casi di Modena e Torino aprono un nuovo problema. Quello dei rischi nella fecondazione artificiale

Sa un po' di rozza barzelletta la storia del marito meridionale e tradizionalista che diventa padre di un bambino nero. Ma non deve essersi divertita la coppia del Sud protagonista dello scambio di provette al Centro di riproduzione assistita del Policlinico di Modena. Per avere un figlio si era rivolta a una delle strutture pubbliche più rinomate e si è ritrovata con due gemellini mulatti. Perché nello stesso giorno una coppia di nordafricani si era sottoposta allo stesso intervento di fertilizzazione e la pipetta per l'inseminazione non era stata ripulita bene.

Saranno anche solo cinque le provette scambiate finora nel mondo, come afferma in questi giorni il ginecologo Carlo Flamigni, membro del Comitato nazionale per la bioetica. Sarà anche vero che errare è umano e che le cronache sanitarie sono piene di gambe destre operate al posto delle sinistre, bisturi e garze dimenticati nelle pance dei pazienti. Ma è indubbio che i casi di scambi di seme appena evidenziati a Modena (l'episodio è di quattro anni fa, ma è stato reso noto solo ora) e a Torino, in un istituto privato, sono destinati a lasciare il segno.
Perché per la prima volta i pasticciacci sono avvenuti in Italia; perché divulgati a 20 giorni dalla presentazione delle firme per il referendum abrogativo della legge sulla procreazione assistita. Per i grandi numeri del fenomeno, 10 mila figli italiani della provetta e una coppia su cinque con problemi di sterilità. E perché i due errori, paradossalmente, costituiscono i primi strappi alla nuova legge, in vigore dal 10 marzo: che consente la sola «fecondazione artificiale omologa», cioè all'interno della coppia.

Se i «figli della mutua» modenese scambiati in vitro sono venuti alla luce (con pesante richiesta di risarcimento danni dai genitori), quello del centro privato torinese, sul quale sta indagando il procuratore aggiunto Raffaele Guariniello, è stato bloccato in extremis, con la pillola abortiva del giorno dopo. Perché il marito piemontese che si era rivolto al centro Promea dopo l'inseminazione si è accorto che il nome sulla provetta non era il suo ma quello di uno svizzero.
Così il ministro della Sanità, Girolamo Sirchia, chiede più controlli e ricorda che le regioni entro il 10 dicembre dovranno varare, insieme alle norme per autorizzare i centri specializzati, anche programmi antierrori. Ma visto che proprio il ministro all'indomani della nuova legge aveva inneggiato alla fine del «Far West» dei centri riproduttivi, il segretario dei radicali Daniele Capezzone non perde l'occasione per sottolineare l'errore di valutazione: «Sirchia è stato smentito dai fatti» dice a Panorama.

Con il suo referendum alla stretta finale, Capezzone non se la sente di condannare i due istituti coinvolti nel pasticcio fecondativo: «Si è trattato di due autentiche disgrazie. E mi pare che i riflettori siano troppo puntati su Torino e Modena e pochissimo sul dramma ordinario delle migliaia di coppie che vorrebbero un figlio», sostiene, mettendo l'accento sull'errore umano «purtroppo ineliminabile». Anche se qualcuno un rimedio ce l'ha: il ginecologo Severino Antinori, discusso regista delle provette, spiega a Panorama la «fecondazione filmata», applicata nel suo centro romano: con la boccettina degli spermatozoi trasferita in provetta sotto gli occhi del marito. Davanti a una telecamera collegata alla stanza della moglie. Assicura che l'operazione, oltre a dare «un grande senso di partecipazione», permette di bloccare eventuali errori. Almeno per ora.

13 bebè da ovociti congelati. Esperimento italiano su 737 ovuli

13/09/2004 - La Gazzetta del Mezzogiorno
Il rapporto firmato da Andrea Borini e pubblicato sul numero di settembre della rivista specializzata americana "Fertily and Sterility", rende nota la nascita di 13 neonati tramite la fecondazione di ovuli della stessa madre precedentemente congelate

WASHINGTON - Nuovo successo italiano nel campo della fecondazione artificiale: a riportare i positivi risultati conseguiti nella fertilizzazione assistita tramite l'uso di ovociti congelati è uno studio condotto all'università di Bologna.

Il rapporto firmato da Andrea Borini e pubblicato sul numero di settembre della rivista specializzata americana "Fertily and Sterility", rende nota la nascita di 13 neonati concepiti e portati a termine di gravidanza tramite la fecondazione di ovuli della stessa madre precedentemente congelate.

L'utilizzo di uova congelate è stato sinora considerato scarsamente fattibile, soprattutto per la difficoltà di scongelare gli ovuli mantenendone vive e vitali le caratteristiche necessarie a condurre a termine una gravidanza sana.

Queste nascite sono tra le prime nel mondo sull'uso di uova congelate.
Gli esperti intendono continuare gli studi per assicurare che la complessa procedura non causi anormalità genetiche nei feti e che il tasso di successo sia ben più alto di quello sinora realizzato.
I 13 bimbi italiani sono l'unico "frutto" vivente di ben 737 ovuli congelate.
Secondo i dati forniti nel rapporto, solo il 37% di 737 ovuli scongelate in diversi fasi è sopravvissuto. Il 45% di queste uova è stato fecondato in vitro con successo: i 104 embrioni più sani sono stati impiantati negli uteri materni.

La maggior parte degli impianti non ha dato luogo alle auspicate gravidanze e vi sono stati inoltre una serie di aborti naturali. Ma alla fine di questo processo di selezione, 13 bambini sono nati.

Fecondazione, scambio provette Torino

06/09/2004 - Adnkronos

Torino - Una serie di accertamenti in Regione, anche attraverso l'audizione di alcuni funzionari, sulle autorizzazioni rilasciate e su quali siano le competenze del personale a seconda delle varie mansioni e posizioni lavorative. Sono questi gli sviluppi odierni dell'inchiesta della procura di Torino sul caso dello scambio di provette, al centro medico Promea specializzato nella fecondazione assistita, in seguito al quale due donne hanno dovuto assumere, dopo l'inseminazione, dei progestinici per bloccare un'eventuale gravidanza 'incrociata'.

Il fascicolo e' stato aperto dal pm Raffaele Guariniello dopo che una delle due coppie coinvolte nello scambio ha deciso di sporgere querela. In pratica, per uno scambio di cartelle cliniche, il seme dei due mariti e' stato donato non alle rispettive mogli ma incrociando le provette. Pochi minuti dopo l'operazione uno dei mariti si e' accorto dell'errore leggendo la documentazione sanitaria e le due coppie hanno deciso di sottoporsi a un trattamento antifecondativo. Due dei mancati futuri genitori, assistiti dall'avvocato Ennio Galasso, hanno quindi deciso di rivolgersi alla magistratura e, al momento, una persona risulta iscritta nel registro degli indagati.

Fecondazione, figli neri ad una coppia bianca

05/09/2004 - Il Corriere della Sera
Errore in un centro emiliano: i due gemelli di colore nati dopo uno scambio di embrioni

ROMA - Il rischio di un errore umano è in agguato in ogni campo della medicina. Non sfugge a questi incidenti di percorso il mondo della fecondazione artificiale. Per un presunto scambio di provette una coppia bianca si è ritrovata in culla due gemelli di inconfondibile carnagione scura. I genitori per concretizzare i sogni di allargare la famiglia si erano rivolti alcuni mesi fa ad un centro pubblico dell'Emilia Romagna, affrontando il «viaggio della speranza» da una regione del Sud. Un perfido scherzo del destino ha voluto che il giorno in cui i due coniugi si sono recati in ambulatorio per l'impianto, i loro embrioni, ottenuti utilizzando i gameti di entrambi (quindi una fecondazione omologa), sarebbero andati ad una coppia di colore con uguali problemi di sterilità. E viceversa. Superato l'immaginabile sgomento, ed escluso, con l'esame del Dna, ogni dubbio sulla paternità dei bebè, è stata avviata una causa legale.

DANNI - Un caso molto spinoso e delicato, l'assessorato alla Sanità regionale ne è stato informato. Il Corriere , per tutelare la privacy delle vittime di questo pasticcio, non rende volutamente noti i particolari della storia. Il centro emiliano ha ricevuto una richiesta di risarcimento. Un medico conferma, ma precisa che la vicenda non è arrivata a conclusione ed è ancora materia di indagine: «Bisogna capire cosa in realtà è accaduto. Non ci sono certezze. La parte lesa vuole essere ripagata del danno che ritiene di aver subito. È possibile che si sia verificato un errore, ma non possiamo dire di più. Siamo prudenti, di mezzo ci sono dei minorenni, non ci sono prove provate».

PRECEDENTI - Se confermato, l'episodio sarebbe il primo del genere in Italia. Nel mondo sono noti due precedenti. New Jersey, 1998, una donna bianca partorisce un bimbetto nero e uno latteo. Due anni fa è di nuovo il colore della pelle a far sospettare, stavolta a Londra, uno scambio di provette. Una mamma bianca mette al mondo due gemellini neri. Nell'antesignana Gran Bretagna (qui la nascita della prima bimba della storia generata sotto vetro) le polemiche raggiungono livelli inauditi. E torniamo fra le mura di casa. La Procura di Torino, come riportato ieri dal Corriere , indaga su uno scambio di seme scoperto prima che la gravidanza andasse avanti. In questa circostanza dunque i bambini non sono nati, l'errore è stato scoperto poco dopo ed è stato possibile rimediare prima che fiocchi rosa o azzurri fossero esposti con sgomento sul portone.

ROUTINE - I tecnici però invitano a non demonizzare i centri della fecondazione artificiale, a non utilizzare questi incidenti per gettare fango sull'intero settore, eternamente sotto accusa, spesso e con toni esagerati paragonato a un Far West . Da Bologna Carlo Flamigni, presidente della Sifes, Società italiana fertilità e sterilità, difende i colleghi autori dell'eventuale svista: «L'errore è da mettere in conto, non griderei allo scandalo. Quando una tecnica, ormai perfezionata, diventa routinaria è logico aspettarsi un abbassamento di attenzione. È il rischio del lavoro quotidiano non solo dei medici, ma di ogni altro professionista».

Fecondazione: presenza di un'infezione genitale da Papilloma Virus associata all'esito della fecondazione in vitro

22/06/2004 - Xagena (Fonte: Fertil Steril) di Chiara Poggi

Il Virus dei Papillomi Umani ( HPV ) è il più comune agente eziologico delle infezioni virali del tratto genitale femminile. Come è noto, tale virus appartiene ad un'ampia famiglia con numerosi sottotipi, alcuni associati ad un maggior rischio oncologico, ovvero di evoluzione a carcinoma del collo dell'utero. Tuttavia, l'influenza che può esercitare un'infezione da HPV sulla fertilità non è ancora stata ben definita.
Alcuni Ricercatori di New York hanno allora valutato la relazione tra un'infezione da HPV a livello del collo dell'utero e gli esiti della fecondazione in vitro.

A tal fine sono stati raccolti i tamponi cervicali di 84 pazienti che si sarebbero poi sottoposte ad una fecondazione in vitro; tale esame è stato eseguito, per ciascuna paziente, prima del prelievo degli ovociti ed ogni campione è stato analizzato per la presenza dei diversi sottotipi di HPV.
Quando poi i Ricercatori hanno potuto disporre dei risultati delle diverse fecondazioni in vitro, li hanno confrontati con quelli dei test per l'HPV.
L'impianto dell'embrione è stato definito come la presenza del battito cardiaco embrionale.

Delle 84 pazienti testate per HPV, 13 sono risultate positive ( 15.5% ): 7 di loro presentavano un'infezione definita "ad alto rischio", secondo quanto sopra esposto, 1 a basso rischio, le rimanenti 5 pazienti presentavano una combinazione di sottotipi virali a basso e ad alto rischio.
Gli Autori non hanno rivelato alcuna differenza di età, numero di ovociti, percentuale di fecondazione e numero di embrioni trasferiti tra i due gruppi, ovvero quello di pazienti positive per HPV e quello di pazienti negative.
Al contrario il tasso di gravidanza e di impianto si sono rivelati essere negativamente associati alla presenza di HPV.

La conclusione di questi Ricercatori è stata che, tra le 13 pazienti ( 15.5% ) positive per HPV, che si sono sottoposte a fecondazione in vitro, gli esiti di quest'ultima si sono rivelati essere molto inferiori rispetto alle pazienti non portatrici di tale infezione.
Sono in corso ulteriori studi su altre pazienti per confermare questo dato e per chiarire la fisiopatologia di tale fenomeno.

Fecondazione: India, sempre piu' giovani vendono sperma e ovuli

11/06/2004 - Chs/Adnkronos Salute

Nuova Delhi - Donatori di sperma o ovuli per fare la 'bella vita' in citta'.
Un'abitudine diffusa tra i giovani indiani, anche studenti di College, che raggiunti i venti anni hanno trovato il modo di arrotondare le entrate facendosi pagare circa 20mila rupie (444 dollari Usa) per ogni ovulo o donazione di sperma a ''poco scrupolose cliniche per persone con problemi di fertilita'''.

A riportare il caso e' il quotidiano indiano India's Financial Capital. I giovani vengono spesso attirati da messaggi pubblicitari on-line su siti come iwannagetpregnant.com, ospitato da alcuni importanti centri riproduttivi come il Rotunda di Bombay. Qui ''ragazze sane e 'per bene' sotto i 32 anni, preferibilmente dalla 'comprovata' fertilita', vengono invitate a donare i propri ovuli''.

Piu' o meno gli stessi messaggi sono rivolti ai ragazzi: le loro donazioni vengono pagate dai 200 ai 450 dollari.

Staminali: Scienziati Australia offrono cellule embrionali

08/06/04 - ANSA

SYDNEY - Gli scienziati di tutto il mondo potranno ora rifornirsi facilmente e gratuitamente di cellule staminali per le loro ricerche. Le offre la comunita' scientifica australiana, che dispone di decine di migliaia di embrioni in eccedenza, dopo essere stata per decenni all'avanguardia nei programmi di fecondazione assistita. L'annuncio e' stato dato ieri sera dal premier dello stato australiano di Victoria, Steve Bracks, durante la Conferenza internazionale di biotecnologia BIO 2004, in corso a San Francisco. Sara' il National Stem Cell Centre (Nscc) di Melbourne a distribuire gratuitamente le nuove 'linee' di cellule staminali embrionali.

Bracks ha aggiunto che l'iniziativa sara' di beneficio agli scienziati di paesi come gli Usa e vari paesi europei, dove c'e' carenza di tali cellule.

''E' qui che l'Australia ha una posizione di leader e puo' offrire un contributo significativo, perche' sappiamo che in molti paesi vi e' difficolta' di accesso ad embrioni per la ricerca'', ha detto il premier alla radio australiana Abc.

Il direttore del Nscc, Hugh Niall, ha osservato che la ricerca su cellule staminali embrionali ha un' ''enorme potenziale per trattare molte condizioni, tra cui collassi cardiaci, cancro e malattie del sangue''.

''Speriamo che questa iniziativa stimoli nuovi sforzi di ricerca in Australia e all'estero e porti cosi' a importanti progressi nella medicina'', ha aggiunto. Gli embrioni in eccedenza in Australia, circa 70 mila, erano stati prodotti per i programmi di fecondazione in vitro (Ivf) ma non sono stati utilizzati e le coppie interessate hanno dato il loro consenso perche' fossero usati a fini di ricerca.

Nel 2000 il parlamento australiano ha approvato leggi che consentono la ricerca medica su embrioni umani sotto strette linee guida e allo stesso tempo mettono al bando la clonazione umana. Lo scorso aprile poi il Consiglio nazionale per la ricerca medica ha concesso le prime licenze ai centri Ivf di Sydney e Melbourne per condurre ricerche sugli embrioni in eccedenza, una decisione subito definita dalla chiesa cattolica e dagli attivisti per il diritto alla vita come ''licenza di uccidere i membri piu' vulnerabili e innocenti della famiglia umana gli embrioni''.

Gravidanza: figli più sereni se la mamma mangia cioccolato in gravidanza

07/02/2004 - Chs/Adnkronos Salute

Helsinki - Mangiare cioccolato durante la gravidanza assicura maggiore felicita' e serenita' ai figli in arrivo.

A fornire un consistente alibi alle mamme in attesa golose sono i ricercatori finlandesi dell'universita' di Helsinki.

''I componenti chimici del cioccolato - spiegano sul New Scientist - riuscirebbero a passare dal palato delle mamme ai feti attraverso l'utero. E - sottolineano - ci sono indubbie differenze tra i figli nati da donne stressate, ma rifugiate nei piaceri della gola, e future mamme che in gravidanza si sono vietate la tentazione del cioccolato. Differenze non spiegabili in altro modo se non con l'effetto anti-stress e 'salva-umore' riconosciuto ormai da tempo alla cioccolata''.

Gli scienziati finlandesi hanno tenuto sotto osservazione 300 donne incinte in dolce attesa e nei sei mesi seguenti al parto. Prima chiedendo loro la frequenza nel consumo del cioccolato, poi l'umore e la vitalita' dei propri figli. ''E i figli delle piu' golose sono risultati non solo piu' sereni ma - concludono - anche piu' attivi e svegli''.
Non tutti d'accordo con i ricercatori finlandesi pero', ''il buonumore da cioccolato e' piu' un effetto psicologico che chimico. E in piu' cadere troppo in tentazione - commenta il dietologo britannico Nigel Denby - si rischia di ingrassare troppo. Dunque non me la sentirei di sostenere piu' di tanto il suo consumo in gravidanza''.

Fecondazione: Cure per la fertilità causano disfunzioni psico-sessuali

07/03/2004 - Di Italiasalute.it

Il 70% degli uomini in cura per la fertilità manifesta disfunzioni sessuali transitorie di natura psicologica.
Uno studio, coordinato dal Prof. Andrea Lenzi e condotto nell'ambito del progetto COFIN, ha dimostrato il ruolo positivo di sildenafil sullo stress da performance negli uomini in cura per l'infertilità.
Fertilità e sessualità sono collegate, più di quanto si pensi. La cura dell'infertilità nell'uomo rappresenta per i pazienti un motivo di stress, poiché comporta programmazione dei rapporti sessuali, procedure di raccolta del liquido seminale e molteplici analisi e valutazioni. Prima conseguenza di tale condizione è il manifestarsi in molti uomini, durante il trattamento contro l'infertilità, di disfunzioni sessuali, di natura psicologica, conseguenti alla tensione indotta dalle procedure diagnostiche e terapeutiche. Come in un circolo vizioso, le disfunzioni sessuali diventano fonte di ulteriore stress e impediscono che i trattamenti contro l'infertilità possano essere condotti con successo.
Unendo competenze sessuologiche, andrologiche e di medicina della riproduzione, è stato pubblicato uno studio pilota coordinato dal Prof. Andrea Lenzi, Ordinario del Dipartimento di Fisiopatologia Medica del Policlinico Umberto I.
Lo studio, condotto presso l'Università “La Sapienza” di Roma e pubblicato sull'ultimo numero della rivista scientifica americana “Fertility and Sterility”, ha rivelato che il 70% dei pazienti sottoposti al trattamento contro l'infertilità, manifesta disfunzioni sessuali di varia entità e grado. Una percentuale ben superiore alla media.
Il Prof. Lenzi e la sua équipe hanno arruolato 37 pazienti con l'obiettivo di valutare gli effetti di sildenafil sulle disfunzioni sessuali (disfunzione erettile totale o parziale) secondarie all'infertilità maschile.
"I farmaci che agiscono contro i meccanismi inibitori dell'erezione” – afferma il prof. Andrea Lenzi - “possono aiutare a risolvere anche gli episodi di disfunzione erettile occasionali o transitori (ma comunque a rischio di cronicizzazione) dovuti alle procedure diagnostiche dell'infertilità maschile".
Lo studio ha dimostrato che il sildenafil è efficace nelle disfunzioni sessuali conseguenti allo stress da performance. Ma c'è di più. Il farmaco si è dimostrato indirettamente efficace proprio sugli aspetti dell'infertilità, inducendo un'eiaculazione più completa e un conseguente aumento di spermatozoi di buona qualità nel seme. I risultati dello studio hanno dimostrato l'azione positiva, statisticamente significativa di sildenafil nell'aumentare il numero totale di spermatozoi con motilità progressiva rettilinea e il numero complessivo di spermatozoi in grado di penetrare il muco cervicale femminile.
"Nei casi in cui ci sia una difficoltà di erezione connessa con la procedura diagnostica, come ad esempio i rapporti programmati o la raccolta del liquido seminale” – continua il prof. Lenzi – “l'utilizzo di sildenafil ha dimostrato un miglioramento qualitativo della mobilità degli spermatozoi eiaculati legato ad un'eiaculazione più completa della riserva degli spermatozoi epididimari". In altre parole, lo stress provoca infertilità (i marines americani in Vietnam erano praticamente sterili), e la cura dell'infertilità genera altro stress. Tutto questo agisce sulla potenza maschile, che inevitabilmente ne soffre. Il sildenafil riesce ad antagonizzare entrambi questi effetti.
Secondo una stima dell'Organizzazione Mondiale della Sanità la percentuale di coppie con problemi di fertilità nei paesi industrializzati è pari a circa il 10-20%. Diversi studi hanno dimostrato che, almeno nel 50% dei casi, è il maschio ad avere una ridotta capacità riproduttiva. Questo è il motivo della crescita esponenziale del numero di uomini che negli ultimi anni hanno deciso di rivolgersi all'andrologo per una cura contro l'infertilità. Solo negli ultimi 40 anni, infatti, le richieste di analisi del liquido seminale arrivate al Laboratorio di Seminologia e Immunologia della Riproduzione dell'Università “La Sapienza” di Roma sono passate da meno di 500 a oltre 5.000 l'anno.
Se da un lato si evidenzia, quindi, un'accresciuta coscienza da parte degli uomini rispetto al proprio ruolo nelle difficoltà riproduttive di coppia, dall'altro rimane un dato allarmante la bassissima percentuale di uomini che si occupano della propria fertilità e sessualità. Ben il 90%, infatti, non si sottopone a visita andrologica preventiva e non fa alcuna prevenzione, assumendo stili di vita adeguati. Tra i fattori di rischio e le cause dell'infertilità maschile, molte sono, infatti, le patologie transitorie (nella maggior parte dei casi di origine uro-genitale) che possono essere prevenute o curate fin da giovani, impedendo che incidano sulla capacità riproduttiva maschile (come ad esempio il varicocele, il criptorchidismo, le infezioni genitali e i traumi testicolari).
Questo studio rientra nel progetto di ricerca COFIN sull'area delle disfunzioni sessuali, cofinanziato dal Ministero Italiano dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (MIUR), con il contributo di Pfizer.

Lo studio

Lo studio ha coinvolto 37 uomini, con un'età media pari a 36.7 anni, non affetti da disfunzioni sessuali pregresse e in cura contro l'infertilità. 25 di loro sono stati sottoposti alla raccolta di liquido seminale per l'inseminazione artificiale intrauterina (IUI) e 12, insieme alle rispettive partner, sono stati sottoposti a rapporti sessuali programmati per il test post-coitale (PCT). Per valutare la loro capacità sessuale è stato somministrato un questionario (International Index of Erectile Function). Entrambe le valutazioni, attitudine riproduttiva e capacità sessuale, sono avvenute sia prima che dopo la somministrazione di sildenafil.
Nel gruppo di pazienti studiati, durante le procedure diagnostiche e in assenza di somministrazione di sildenafil, erano frequenti disfunzioni sessuali: 12 uomini (32,43%) hanno evidenziato una disfunzione erettile totale (7 per IUI e 5 per PCT), mentre 14 di loro (37,84%) hanno manifestato una disfunzione erettile parziale (11 per IUI e 3 per PCT). Dopo il trattamento con sildenafil, tutti i pazienti hanno riportato un miglioramento della funzione sessuale, rispondendo positivamente alla domanda del questionario sull'efficacia complessiva della terapia. Secondo questo studio pilota, inoltre, la somministrazione di sildenafil ha migliorato la qualità del liquido seminale, attraverso l'aumento sia del numero di spermatozoi nel muco cervicale, sia del numero totale di spermatozoi con motilità progressiva rettilinea. Tali risultati non sono spiegati da un effetto diretto di sildenafil sulla produzione e attività dello sperma, quanto dalla capacità di sildenafil di ridurre lo stress associato alle procedure diagnostiche e terapeutiche dell'infertilità maschile. A distanza di 6 mesi nessuno dei pazienti ha dichiarato un uso abituale o saltuario di sildenafil successivo al periodo di studio.
Partendo dal presupposto che l'infertilità e le relative procedure diagnostiche e terapeutiche siano causa di stress, è stato progettato uno studio pilota non controllato con l'obiettivo di valutare gli effetti di sildenafil citrato sulla compliance sessuale e sui risultati in termini di attitudine riproduttiva. 37 uomini sessualmente sani sono stati studiati dopo la somministrazione di sildenafil 50mg prima della raccolta di liquido seminale per l'inseminazione artificiale intrauterina (n = 25) o del test post-coitale dopo rapporto sessuale programmato (n = 12). Abbiamo dimostrato che le disfunzioni sessuali hanno un'alta prevalenza nei pazienti sottoposti a procedure diagnostiche per l'infertilità, e che sildenafil è efficace nel risolvere l'impotenza transitoria indotta dallo stress. Inoltre, sildenafil ha migliorato alcuni parametri spermatici, come la percentuale di spermatozoi con motilità rettilinea progressiva e il numero di spermatozoi in grado di penetrare il muco cervicale. A seguito del trattamento con sildenafil si sono verificate due gravidanze (Fertil Steril? 2004; 81: 705-7. ?2004 by American Society for Reproductive Medicine.)
E' stato recentemente dimostrato che alcuni uomini manifestano disturbi della sessualità di natura psicologica in risposta alla diagnosi di infertilità. Un terzo delle coppie in cura per l'infertilità afferma che il trattamento ha un effetto negativo sui loro rapporti sessuali. In particolare, la paura degli uomini di una perdita della capacità sessuale dovuta all'infertilità può essere esacerbata dalla necessità che i rapporti sessuali siano programmati e successivamente valutati.
Gli uomini che manifestano disfunzioni sessuali e stress, conseguenti alla diagnosi e alle procedure terapeutiche contro l'infertilità, hanno parametri spermatici significativamente bassi. Le raccomandazioni in tema di infertilità secondo le Linee guida della Società europea per la riproduzione e l'embriologia umana, infatti, hanno recentemente stabilito la necessità che venga data grande attenzione agli aspetti psicologici legati all'infertilità di coppia e a quella maschile in particolare.
Con queste motivazioni, abbiamo condotto uno studio pilota in aperto, arruolando 25 uomini (età 37,3 ? 3,5), non affetti da disfunzioni sessuali, sottoposti alla raccolta di liquido seminale per l'inseminazione artificiale intrauterina (IUI) e 12 coppie (uomini di età 36,1 ? 3,6) sottoposte a rapporti sessuali programmati per il test post-coitale (PCT) al fine di studiare l'interazione tra sperma e muco cervicale nei casi di coppie infertili. I parametri spermatici erano i seguenti: normospermia (n = 3), oligoastenospermia associata (concentrazione degli spermatozoi: <20 x 106/mL; motilità: <50 per cento; n = 15) o oligoastenoteratospermia (spermatozoi atipici: >70 per cento; n = 19). Le diagnosi eziologiche furono: infertilità idiopatica (n = 14), varicocele (n = 12) e diverse patologie infiammatorie dei testicoli (n = 11). Lo studio è stato approvato dal comitato etico del nostro istituto.
Tutte le analisi sono state condotte sui pazienti a digiuno. Sono stati valutati i loro risultati in termini di capacità sessuale (International Index of Erectile Function, IIEF) e in termini di attitudine riproduttiva (analisi del liquido seminale e valutazione del test post-coitale (PCT), secondo i nostri parametri e quelli dell'Organizzazione Mondiale della Sanità), sia in assenza di trattamento sia un'ora dopo la somministrazione di un inibitore della fosfodiesterasi di tipo 5 (PDE-5) (sildenafil compresse 50 mg). Il questionario IIEF, la cui validità è ampiamente riconosciuta, è stato inizialmente utilizzato nella sua forma integrale (attività sessuale nel corso delle ultime quattro settimane) per avere conferma che tutti i partecipanti allo studio fossero sani sessualmente, mentre successivamente è stato somministrato in una versione modificata. La versione rivista del questionario comprendeva 15 domande relative alla performance sessuale durante la terapie per l'IUI e per il PCT, con o senza il trattamento con sildenafil (ACUTE IIEF-15, tabella I). Poiché lo schema del test è ampiamente validato e le risposte di ciascun paziente servono come metodo di autocontrollo, le nostre modifiche al questionario non necessitavano di ulteriori convalide.
L'efficacia complessiva della terapia è stata valutata sottoponendo il paziente (IUI e PCT) e la sua partner (PCT), in sedi separate, alla seguente domanda: «Dopo la terapia, le sue erezioni sono migliorate?». Le risposte possibili erano «si», «parzialmente» o «no».
Nel nostro gruppo di pazienti senza problemi di capacità sessuale, durante le procedure diagnostiche e in assenza di somministrazione di sildenafil, erano frequenti le disfunzioni sessuali, come dimostrato dall'ACUTE IIEF-15 e dalle dichiarazioni spontanee dei pazienti. Una disfunzione erettile totale si è evidenziata in sette pazienti durante la masturbazione per la raccolta del liquido seminale prima dell'IUI (28 per cento, n = 25) e in cinque durante il coito per il PCT (41,7 per cento, n = 12). Un'impotenza parziale, con eiaculazione durante la tumescenza del pene o l'erezione incompleta, è stata riscontrata durante la masturbazione da 11 pazienti valutati per l'IUI (44 per cento) e durante il rapporto sessuale da tre pazienti in esame per il PCT (25 per cento). La più alta prevalenza di queste disfunzioni sessuali transitorie rispetto a quella riportata in letteratura è probabilmente dovuta alla particolare attenzione verso i sintomi sessuali che è stata data durante questo studio.
Dopo il trattamento con sildenafil, tutti i pazienti hanno risposto positivamente alla domanda sull'efficacia complessiva della terapia e hanno riferito un miglioramento della funzione sessuale senza eventi avversi importanti. Secondo quanto emerso dalle risposte alle domande sulla capacità di raggiungere un'erezione piena (D1-D5), alla sicurezza nel raggiungere e mantenere un'erezione (D15) e – aspetto interessante – al desiderio sessuale (Q11, Q12), dopo la terapia con sildenafil si sono evidenziati miglioramenti significativi. A sei mesi dal trattamento, nessun paziente segnalava un ricorso cronico o sporadico all'uso di sildenafil.

Questionario “International Index of Erectile Function” modificato per il monitoraggio della terapia acuta

D1. E' riuscito a raggiungere l'erezione?
D2. L'erezione è stata (sarebbe stata) sufficiente per la penetrazione?
D3. Sei stato (saresti stato) in grado di penetrare la tua partner?
D4. Sei stato (saresti stato) in grado di mantenere l'erezione dopo la penetrazione?
D5. Quanto è stato difficile mantenere l'erezione per arrivare a completare la masturbazione?
D6. Quanti tentativi di masturbazione sono stati necessari?
D7. Il rapporto sessuale (masturbazione) è stato soddisfacente?
D8. Quale grado di appagamento le ha procurato la masturbazione?
D9. Ha eiaculato?

aLe domande sono relative al rapporto sessuale durante il PCT o alla masturbazione durante l'IUI (le domande relative alla masturbazione sono tra parentesi). La scritta “uguale” significa che la domanda/possibile risposta non è stata modificata rispetto al questionario originale.
Tutte le domande erano precedute dalla frase “Durante il trattamento per l'infertilità……”
Jannini. Trattamento dell'infertilità maschile con sildenafil citrato. Fertil Steril 2004

. Nessuna differenza è stata notata per quanto riguarda i parametri reologici dei campioni prelevati, prima e dopo la somministrazione di sildenafil, nei 25 pazienti cui è stato prelevato lo sperma per l'IUI (volume 3,2 ± 1,2 mL vs 3,2 ± 1,1 mL; pH 7,5 ± 0,1 vs 7.5 ± 0.1). E' stato notato un incremento della concentrazione di spermatozoi (36,2 ± 33,1 x 106 /mL vs 43,0 ± 49,7 x 106 /mL, P = 0,1) e del numero totale degli spermatozoi eiaculati (113,2 ± 123,5 x 106 /eiaculato vs 131,6 ± 133,7 x 106 /eiaculato, P = 0,1); a causa del basso numero di osservazioni, questi incrementi non sono stati considerati statisticamente significativi. Non è stato osservato alcun cambiamento nella motilità spermatica progressiva non rettilinea (8,7 ± 3,7 per cento vs 8,9 ± 3,6 per cento, P = 0,4), mentre è stato osservato un incremento nella motilità rettilinea progressiva (25,2 ± 39,4 per cento vs 28,8 ± 9,6 per cento, P = 0,005). Le forme atipiche e il numero di globuli bianchi sono rimasti invariati. E' da notare inoltre che in questo gruppo si sono verificate due gravidanze a seguito della somministrazione di sildenafil.
L'effetto del trattamento con sildenafil nelle 12 coppie sottoposte a PCT è stato evidente e statisticamente significativo. Infatti, la somministrazione di sildenafil prima del secondo tentativo di PCT ha aumentato significativamente il numero degli spermatozoi osservati tramite microscopio (250x) nel muco cervicale (11,8 ± 5,8 vs 16,8 ± 7,7; P < 0,05), così come il numero totale di spermatozoi con motilità progressiva rettilinea (3,5 ± 2,2 vs 5,4 ± 1,6; P < 0,05).
Nella nostra clinica, dove ogni anno si analizza lo sperma di 4.000 /5.000 pazienti, abbiamo notato che alcuni soggetti hanno grande difficoltà, se non addirittura inabilità, a raggiungere l'erezione o l'eiaculazione nel momento in cui lo sperma deve essere raccolto. Considerato il fatto che la disfunzione erettile osservata nei nostri pazienti è transitoria, riteniamo che l'impotenza nei pazienti infertili che si sottopongono a procedure diagnostiche sia da considerare una condizione indotta dallo stress, la qual cosa, se i nostri risultati saranno confermati da uno studio controllato con placebo, può essere tranquillamente superata grazie a un inibitore della PDE-5.
In questo studio pilota, la somministrazione di sildenafil ha aumentato significativamente sia il numero di spermatozoi nel muco cervicale sia il numero totale di spermatozoi con motilità progressiva rettilinea. Questo risultato può essere interpretato come esito di un trattamento contro gli effetti che lo stress può provocare quando un paziente si sottopone a procedure mediche per la produzione di liquido seminale.
Lo stress è considerato un inibitore della fertilità. Nei mammiferi e nelle specie animali inferiori la riduzione della fertilità è una risposta strategica comune ai fattori ambientali negativi. In particolare, lo stress psicologico (alti livelli di depressione e ansia) è correlato a minor numero di gravidanze e a ridotto successo delle tecniche della fecondazione in vitro (IVF). Questo significa che la fecondità dell'uomo sotto stress potrebbe essere temporaneamente ridotta.
La seconda importante causa di stress è l'impotenza transitoria dovuta alle procedure diagnostiche per l'infertilità. Sildenafil può agire direttamente su questo stress: i nostri risultati infatti non possono essere dovuti ad un effetto diretto di sildenafil sulla produzione e attività dello sperma. Benché sia stata riscontrata l'attività della PDE-5 nello sperma umano, sildenafil non ha un effetto diretto sulla motilità né sulla funzionalità dello sperma di uomini normali e infertili, come dimostrato in vitro e confermato in vivo.
Per quanto riguarda gli altri inibitori della PDE-5, come tadalafil e vardenafil, mancano finora dati simili nell'uomo. La nostra ipotesi è che sildenafil riduca i livelli di stress, così da indurre un'eiaculazione più completa e il conseguente aumento di spermatozoi di buona qualità nello sperma.

Legge fecondazione. Domani in commissione linee guida legge

03/03/2004 - ANSA

ROMA - Domani con un decreto prendera' il via la commissione di esperti che si occupera' di mettere a punto le linee guida per applicare la legge sulla procreazione assistita che entrera' in vigore il 10 marzo prossimo. Lo ha annunciato il ministro della Salute, Girolamo Sirchia.
''C'e' un percorso un po' complicato da intraprendere - ha detto Sirchia - per i 10 adempimenti della normativa: ieri abbiamo costituito un gruppo di lavoro ministeriale; domani verra' istituita una commissione per le linee guida, prendendo suggerimento anche da altri paesi come il Regno Unito''.
Faranno parte di questo gruppo di esperti, giuristi, bioeticisti e medici.
''Ci attendiamo - ha detto Sirchia - che il gruppo lavori con tempi ragionevolmente brevi per definire un percorso preciso in relazione all'istituzione del registro, dei corsi di preparazione del personale, per il congelamento dei gameti e il censimento degli embrioni. Ci sara' inevitabilmente un periodo di transizione e un comprensibile ritardo - ha concluso - tra l'entrata in vigore della legge e la sua effettivo avvio''.

Fecondazione: e' Danese il papa' in provetta ideale

02/03/2004 - Adnk/Adnkronos Salute

Roma - E' danese il papa' in provetta ideale, il donatore piu' richiesto e gettonato nella piu' grande Banca dello sperma, la Cryo Bank, che produce 10 mila porzioni di sperma l'anno e conta clienti in 40 nazioni, per un giro di affari da 1,3 milioni di euro.
Lo rivela il quotidiano 'Libero', spiegando che questo biondo donatore con gli occhi azzurri, ribattezzato 'Finn', ha gia' venduto 180 dosi nel mondo.

''Ha occhi blu e da bambino aveva i capelli biondi - dice il direttore della Banca danese - e' alto 180 centimetri e pesa 81 chili. Non e' mancino, il suo cuore ha 52 pulsazioni al minuto da seduto, non usa occhiali e nel suo curriculum vanta pure un'esperienza da pompiere''.

Ma se la Danimarca e' attualmente il primo esportatore di sperma nel mondo, prosegue il giornale, questo primato rischia di venir messo a rischio dalla nuova proposta di legge che lo Stato si appresta a discutere a meta' marzo.

Il Consiglio etico danese sarebbe intenzionato a chiedere l'abolizione dell'anonimato in questo tipo di donazioni, per via del diritto dell'individuo a conoscere le proprie origini una volta diventato maggiorenne. Cosi' potrebbe avere termine in Danimarca la donazione di sperma.

''La maggior preoccupazione dei nostri donatori - dicono al quotidiano milanese gli addetti ai lavori - e' quella di vedersi davanti, a distanza di anni dal loro 'gesto', uno sconosciuto diciottenne che rivendica diritti filiali''.

Le perplessità della comunità scientifica sulla clonazione di cellule embrionali umane: "Ci sono molti punti oscuri"

12/02/04 - La repubblica di Cristina Nadotti

Il genetista: "Tutto da dimostrare l'utilizzo a scopo terapeutico"

ROMA - I genetisti sono molto cauti nel commentare la scoperta fatta dagli scienziati coreani e statunitensi. In attesa di leggere il resoconto completo sull'esperimento, la loro attenzione si concentra soprattutto sulle implicazioni di tipo etico, sull'opportunità di sperimentare in modo apparentemente spregiudicato in campi nei quali ci sono ancora molti punti oscuri..

"Se quanto riportano le agenzie di stampa verrà confermato - commenta il genetista medico Bruno Dalla Piccola, dell'Istituto Mendel dell'Università "La Sapienza" di Roma - saremo di fronte alla prima clonazione terapeutica umana. In pratica si tratta dell'applicazione su cellule dell'uomo del metodo che portò alla nascita della pecora Dolly: un nucleo di cellule di embrione è stato impiantato nel nucleo di una cellula uovo. La chiamano clonazione terapeutica umana, ma questo termine mi dà proprio un gran fastidio".

Perché non è preciso?
"No, perché è tutto da dimostrare che questi esperimenti siano fatti a scopo solo terapeutico e che servano solo a riparare il tessuto del cuore colpito da infarto o simili. La mia preoccupazione è che esperimenti come questi siano l'anticamera per qualcos'altro"

Insomma il vecchio dibattito sulla clonazione, che divide i paesi all'interno dell'Unione Europea e spinge Bush a chiedere a gran voce leggi internazionali.
"Si, una disputa in cui è sempre molto difficile pronunciarsi. L'esperimento dell'equipe di coreani e statunitensi confermerebbe che quello che ritenevamo ipoteticamente possibile è stato fatto, quali saranno le ricadute di questa scoperta è da vedere. Certo, se pensiamo ai risultati raggiunti negli ultimi dieci anni in medicina con l'uso di cellule staminali l'entusiasmo potrebbe essere tanto, però è bene ricordare che in quei casi vengono usate cellule staminali adulte, impiantate in modelli semplici come la pelle".

In questo caso invece parliamo di embrioni
"Appunto. La prima riserva è di carattere etico, perché personalmente ho qualche remora a "smontare" degli embrioni umani. La seconda è di carattere biologico: mentre siamo sicuri della stabilità delle cellule staminali adulte, siamo meno informati sulla stabilità delle cellule staminali dell'embrione".

Sta dicendo che il loro sviluppo potrebbe essere incontrollabile?
"Soprattutto penso che sia del tutto da provare che questi esperimenti servano a curare malattie del cervello come il Parkinson e non siano piuttosto un eccesso di presunzione".

Eppure i ricercatori hanno precisato che saranno utilizzate proprio per curare malattie come questa.
"Facciamo proprio l'esempio dell'impianto di cellule staminali embrionali nel cervello: ci sono anni di sperimentazione in proposito e i risultati sono degli scempi. A me sembra azzardato impiantare qualcosa che non si conosce bene in un organo come il cervello, di cui, tutto sommato, sappiamo pochissimo".

Ma allora la scienza che deve fare, fermarsi?
"Certo che no, però vorrei avere maggiori certezze su alcune sperimentazioni".

Gravidanza: scoperte cellule che prevengono aborti

03/02/2004 - Red-Pac/Adnkronos Salute

Cambridge - Identificate alcune cellule immunitarie che giocano un ruolo 'chiave' nella prevenzione degli aborti spontanei. Ricercatori inglesi hanno identificato nei topi i 'linfociti CD4+CD25+' capaci di impedire che il feto venga attaccato come se fosse un 'corpo estraneo' ed espulso dall'organismo. Secondo lo studio, pubblicato sulla rivista 'Nature Immunology', queste cellule hanno il compito di creare una 'tolleranza immunitaria' verso i tessuti fetali che altrimenti verrebbero riconosciuti come 'estranei' perche' per il 50% sono di origine paterna. Lo studio ha mostrato, infatti, che questi linfociti aumentano solo dopo il concepimento e, se vengono eliminati, le topoline 'in attesa' abortiscono rapidamente. Secondo Alexander G. Betz, del MRC Laboratory of Molecular Biology (Cambridge), si potrebbero sfruttare le proprieta' dei linfociti CD4+CD25+ non solo per prevenire gli aborti ricorrenti ma, anche, per curare malattie autoimmunitarie e prevenire il rigetto degli organi trapiantati. La ricerca ha analizzato, nei topi, i cambiamenti immunitari che permettono al corpo materno di 'accettare' i tessuti fetali. E ha scoperto che, subito dopo la fecondazione, i linfonodi e la milza rallentano la produzione delle varie classi di cellule che difendono l'organismo e si 'concentrano' sulla produzione dei linfociti CD4+CD25+. In breve tempo, il numero di queste cellule triplica e le difese immunitarie diminuiscono. Le analisi indicano che i CD4+CD25+ agiscono, in modo selettivo, inibendo l'attivita' degli altri linfociti. Bloccano infatti le reazioni immunitarie verso tessuti che 'somigliano' a quelli materni, come quelli del feto, ma non diminuiscono le difese verso gli agenti estranei e verso i microbi. Una caratteristica 'preziosa' che potrebbe essere sfruttata per combattere le patologie autoimmunitarie e facilitare i trapianti, senza esporre il paziente al rischio di infezioni. A differenza dei farmaci attuali che deprimono l'intero sistema immunitario e lasciano l'organismo indifeso da virus e batteri.

Fertilità: università romane, dignità per i metodi naturali

31/01/2004 - ANSA

ROMA - Un manifesto per rilanciare l'insegnamento dei metodi naturali di controllo della fertilita' e' stato firmato oggi dai presidi delle cinque facolta' di medicina delle universita' romane (Cattolica, La Sapienza I e II, Tor Vergata, Campus Biomedico).
Il documento al quale hanno contribuito tra gli altri i professori Bompiani, Frati, Benagiano, Mancuso, Cosmi e Dianzani, chiede che nel mondo universitario venga riconosciuta ai metodi naturali ''quella dignita' scientifica ormai ampiamente dimostrata dall'evidenza''.
Secondo gli esperti occorre stabilire ''un collegamento tra i centri universitari per progetti di ricerca comuni finalizzati a favorire una sempre maggiore applicabilita' dei metodi naturali e l impegno nella promozione di un approccio naturale alla ricerca del concepimento''. Inoltre, l'insegnamento della Regolazione Naturale della Fertilita' deve trovare adeguato inserimento nei programmi didattici delle facolta' di medicina in Europa, ''per una piu' completa formazione professionale di studenti e specializzandi, in modo che nei futuri professionisti maturi la consapevolezza che la proposta dei metodi naturali e' un 'dovere deontologico''.
I centri universitari si impegneranno a sviluppare una comune strategia di promozione della regolazione naturale della fertilita', data la sua rilevanza scientifica, sanitaria, psico-sociale e culturale, per una maggiore valorizzazione della dimensione umana della sessualita' e della procreazione.

FAR WEST ADDIO!

Comunicato stampa del 11 Dicembre 2003

Grande soddisfazione per la legge sulla fecondazione artificiale: ha vinto la società civile ed ha perso provetta d'oro

Movimento per la vita, Forum delle associazioni familiari e Forum degli operatori sanitari, nelle conferenza stampa tenuta questa mattina in Senato, hanno espresso tutta la loro soddisfazione per l¹approvazione della legge in materia di fecondazione artificiale.

“Una legge che la società civile attendeva da tempo e che ha fortementre contribuito ad elaborare e a far approvare” commenta Luisa Santolini, presidente del Forum delle famiglie.
“Siamo stati vicini in questi anni di dibattito ai parlamentari con un'azione puntuale di stimolo e di informazione che ha consentito che si costituisse una maggioranza trasversale ben più ampia della ristretta cerchia dei parlamentari cattolici, come gli esiti della votazione di questa mattina dimostrano chiaramente.
Se i cattolici avessero i numeri per fare una “propria” legge, la fecondazione artificiale sarebbe semplicemente vietata. Di cattolico in questo dibattito c'è stato solo un sano realismo che ha consentito di arrivare ad un equilibrio tra le varie visioni antropologiche e culturali. Un equilibrio che mette dei chiari paletti al far west procreatico e che quindi è stato osteggiato con rabbia cieca e senza limiti di risorse dalla potente lobby di “provetta d'oro”. Ecco: se proprio si debbono individuare dei vincitori e degli sconfitti direi che ha oltre alla società civile hanno vinto i bambini che verranno e che avranno garantita una identità biologica e familiare”.

“Entra nel nostro ordinamento - aggiunge Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita - il riconoscimento che il bambino anche prima della nascita e fin dal concepimento è un essere umano e che come tale ha diritto ad essere tutelato e ad essere considerato importante almeno quanto gli altri soggetti coinvolti nella fecondazione artificiale. Sono via via caduti tutti i tentativi di trasformare l¹embrione in un oggetto che si può manipolare, selezionare e privare della propria identità genetica.
E' un grande e importante passo in avanti. Singolare è che in queste stesse ore anche la Spagna stia discutendo una legge molto simile alla nostra e che entrambe si allineano alla legislazione tedesca. Vuol dire che dopo anni in cui sembrava che il bambino non nato potesse essere in tutto il mondo esposto alle peggiori fantasie dell'adulto, ora lo si sta, a livello internazionale, riconoscendo come “uno di noi”. In questo cammino di civiltà che dopo le donne e i neri porterà alla “liberazione” del essere umano ancora invisibile, la legge italiana potrà rappresentare un capitolo determinante”.

I presidenti delle associazioni hanno voluto pubblicamente ringraziare in questa occasione tutti i parlamentari che, superando schieramenti ed opposte appartenenze, hanno mantenuto fede all'impegno assunto all'inizio della legislatura sottoscrivendo il Manifesto-appello del Forum consentendo a questa legge di vedere la luce.

Procreazione: Senato, 169 si, 90 no, 5 astenuti

11/12/2003 - ANSA

ROMA - Il Senato ha approvato il disegno di legge sulla procreazione assistita con 169 si', 90 no e 5 astenuti.
Il provvedimento torna ora alla Camera solo per l'esame di una norma tecnica che riguarda lo spostamento di alcuni capitoli di spesa dal 2002 al 2003.
Un lungo applauso ha sottolineato, in Aula, il voto a favore del provvedimento.

Fecondazione. Ginecologi, ricorreremo contro nuova legge

28/11/2003 - Doctor News

Appello di ginecologi, medici e scienziati contro la legge sulla fecondazione assistita. Se verra' approvata cosi' com'e', scrivono, non potremo esercitare in scienza e coscienza la nostra professione.

Il manifesto, sottoscritto da oltre 50 operatori della medicina riproduttiva, e' stato presentato durante il consiglio generale dell'Associazione Luca Coscioni per la liberta' di ricerca scientifica.

I ginecologi annunciano che, in caso di approvazione definitiva del Ddl senza modifiche, ricorreranno ''in tutte le sedi istituzionali nazionali e internazionali, senza escludere iniziative con l'obiettivo di aprire un procedimento giudiziario che affermi l'incostituzionalita' di alcune parti della legge in conflitto con gli articoli 3, 9, 32 e 33 della Costituzione della Repubblica Italiana''.

Gravidanza. Test di fertilità casalinghi sotto accusa

27/11/2003 - Mar/Adnkronos Salute

Londra - Sotto accusa i test casalinghi che aiutano le donne a riconoscere i giorni fertili del ciclo. Secondo un gruppo di esperti tedeschi, infatti, potrebbero dare risultati falsi, ingannando le coppie che si affidano al responso per una 'pianificazione familiare naturale'. Secondo gli autori di uno studio pubblicato su 'Human Reproduction', che ne hanno testati alcuni, piu' della meta' dei risultati si e' rivelata errata. Questo, avvertono gli scienziati del Dipartimento di medicina riproduttiva alla Staedtische Kliniken di Dusseldorf, potrebbe portare a gravidanze non desiderate. ''Se una coppia si affida a questi dispositivi per la contraccezione, e' importante che abbiano informazioni chiare sull'efficacia e l'accuratezza dei diversi sistemi'', sottolinea alla Bbc Guenter Freundl, autore dello studio. La ricerca ha seguito 62 donne e i loro 'test casalinghi' per diverso tempo, scoprendo che alcuni ''non rispettano standard minimi di qualita'''. Fra questi, sistemi che usano un mini-microscopio. I tre testati hanno mostrato tassi di 'falsi negativi' (giorni fertili non riconosciuti) con una frequenza del 51.8%, del 58% e del 73.4%. Metodi migliori, quelli che misurano la temperatura in combinazione con i cambiamenti nella combinazione del muco cervicale: fra le pazienti non e' stato registrato alcun caso di falso negativo. Un altro metodo, che misura la temperatura ed e' dotato di un mini-computer per registrare i dati, ha dato tra l'1.7 e il 7.5% di falsi negativi. Mentre un'analisi ormonale delle urine ha collezionato il 20.8% di risposte sbagliate.

Perché non riusciamo ad avere figli?

6/11/2003 - Staibene.it di Dott. Giuseppe Albino

"Mio marito è stato operato di varicocele, ma purtroppo non abbiamo ottenuto i risultati desiderati.
Vorremmo avere dei figli: da due anni che ci proviamo senza successo.
I miglioramenti ottenuti in seguito all'operazione sono sufficienti per ottenere una gravidanza naturale a breve?".

Risponde Giuseppe Albino, assistente in formazione in Urologia, università Cattolica di Roma.
"Dai risultati delle analisi, i miglioramenti nello spermiogramma sono evidenti, quindi lo scopo dell'intervento è stato raggiunto. Forse non vi avevano spiegato che il fine della correzione del varicocele non è la normalizzazione dello spermiogramma, ma il miglioramento dei suoi valori.
La gravidanza è un fatto statistico e per fecondare un ovulo basta un solo spermatozoo, perciò aumentarne la vitalità e il numero aumentano semplicemente la probabilità statistica, che anche nei casi migliori di due persone perfettamente fertili non è mai del 100%. Esistono terapie per renderli ancora più forti, ma la gravidanza comunque resterà affidata alle leggi della probabilità. Sarebbe molto utile, invece, imparare i metodi naturali per riconoscere l'ovulazione.

Fecondazione: prima scimmia da tessuto ovarico trapiantato

13/10/03 - ANSA

ROMA - Negli Stati Uniti e' nata la prima scimmia attraverso la tecnica del trapianto di tessuto ovarico. L'esperimento e' stato ottenuto da scienziati americani della Oregon University, i quali annunceranno la nascita del mammifero alla conferenza della American Society for Reproductive Medicine (Asrm) in corso a San Antonio (Texas).
Il metodo potrebbe diventare una strada percorribile anche per quelle donne che si devono sottoporre alla chemioterapia per curare un tumore.
I ricercatori americani, spiega la Bbc, hanno prelevato una parte di tessuto ovarico da una femmina di macaco Reshus e l'hanno impiantato in un'altra parte del corpo dell'animale. Dopo che gli ovociti si sono sviluppati e maturati, sono stati prelevati e fertilizzati in provetta. Gli embrioni ottenuti sono stati quindi trasferiti nell'utero della scimmia; uno di questi si e' sviluppato e la gravidanza e' stata portata a termine con la nascita di una scimmietta sana.
Secondo Nancy Klein, coordinatrice dell'esperimento si tratta di ''un grande passo in avanti''.

Fertilità: se cervello invecchia diminuisce fertilità donne

11/10/03 - ANSA

ROMA - La fertilita' della donna diminuisce con l'invecchiamento del suo cervello. Lo sostiene uno studio olandese condotto da Annelieke Franke, della Wageningen University, dopo aver dimostrato sui topi che l'infertilita' subentra con cambiamenti del cervello quando ancora le ghiandole dell'apparato riproduttore sono perfettamente funzionanti.
La stessa cosa potrebbe valere per le donne che dopo i 30 anni cominciano a perdere la fertilita'. Lo studio, afferma Franke in una nota di anticipazione dei suoi risultati, e' molto importante oggi che le donne vogliono costruirsi una carriera e tendono sempre piu' a posticipare la nascita di un figlio. Capire cosa cambia nel cervello femminile dopo i 30 anni potrebbe essere un punto di partenza per nuove cure contro la minore capacita' riproduttiva delle aspiranti mamme over 30.
Il nocciolo del problema, secondo quanto visto sui topi, e' che a un certo punto cervello e apparato riproduttore non comunicano piu' a perfezione. Normalmente avviene che le ovaie mandano un messaggio ormonale al cervello dicendogli che un follicolo e' maturo e pronto a dare l'ovulo potenzialmente fecondabile. Il cervello risponde a questi ormoni lanciando a sua volta un segnale che da' l'ok. L'ovulazione parte.
Invece la scienziata ha visto che in femmine di topo relativamente vecchie il cervello diventa meno sensibile ai segnali ormonali inviati dal basso. I segnali arrivano ma il cervello non li percepisce. Quindi non da' il via e l'ovulazione non parte.
Nelle femmine di topo avviene esattamente questo e, poiche' il ciclo femminile e' praticamente identico nella donna e nei topi la scienziata suppone che qualcosa di corrispondente avvenga nelle donne. Ristabilendo la capacita' di risposta del cervello over 30 la fertilita' femminile potrebbe tornare al top.

Fecondazione: Gb, no uso Embrioni Congelati senza consenso partner

01/10/03 - Chs/Adnkronos Salute

Londra - Hanno perso la loro battaglia giudiziaria le due donne britanniche che volevano farsi impiantare gli embrioni congelati senza il consenso dei rispettivi ex-compagni.
Un giudice dell'Alta Corte britannica ha respinto il ricorso in appello di Natallie Evans e Lorraine Hadley, in virtu' della legge del 1990 in materia, la Hfea.
La norma, infatti, dispone che gli embrioni congelati non possono essere impiantati senza il consenso di entrambi i partner ma anzi, in sua mancanza, devono essere distrutti. Le due donne avevano fatto ricorso sostenendo che si trattava della loro ''unica possibilita' di avere dei bambini''.
Il giudice pero', pur dichiarando di ''avere simpatia per le due ricorrenti'', ha richiamato al rispetto della legge. La Evans di 31 anni aveva prelevato i propri ovociti prima di un intervento di rimozione delle ovaie per un cancro. La Hadley, trentottenne, aveva invece due embrioni congelati in attesa di impianto.

Procreazione: Flamigni, 3 proposte per migliorare la legge

30/09/03 - ANSA

ROMA - Congelamento di ovociti, elenco di malattie ereditarie per le quali sia possibile la selezione genetica e commissioni speciali per verificare la capacita' di essere genitori di chi chiede la donazione dei gameti.
Sono queste in sintesi le proposte fatte da uno dei pionieri della fecondazione assistita in Italia, Carlo Flamigni, per modificare la legge sulla procreazione assistita attualmente in discussione al Senato. Flamigni, intervenuto questa mattina al dibattito sulla procreazione organizzato dai Ds, ha sottolineato la necessita' di una mediazione tra laici e cattolici sui grandi temi dell'etica. Ha individuato poi alcuni cambiamenti possibili per rendere la legge effettivamente applicabile e rispondente alle necessita' reali.
Congelare ovociti anziche' embrioni potrebbe essere, secondo Flamigni, la soluzione alle discussioni sulla personalita' giuridica dell'embrione. ''Abbiamo 70 bambini - ha detto - nati con il congelamento di ovociti, il primo impianto e' avvenuto nel 1996, nessuno dei nati e' malformato, questa potrebbe essere una strada da percorrere''. Il ginecologo ha chiarito che si tratta ancora di una fase di sperimentazione, che c'e' bisogno di tempo per ulteriori conferme e che, pero', finora le risposte date dal congelamento di ovociti sono positive. La strada piu' difficile e', a detta di Flamigni, quella della genetica. ''In questo campo - ha affermato - esiste una divaricazione netta tra quello che si puo' capire e quello che si puo' fare non siamo in grado di fare terapia genetica. Si potrebbe stilare l'elenco delle malattie genetiche che meritano la selezione dell'embrione per assicurare al nascituro qualita' di vita accettabili''.
Infine, Flamigni e' intervenuto sull'istituzione di commissioni che verifichino se chi chiede la donazione di gameti sia pronto ad assumersi concretamente la responsabilita' di essere genitore. ''Soluzione di compromesso - ha sottolineato Flamigni - ma a qualcosa si deve pur rinunciare, almeno cosi' si potrebbe verificare se chi ricorre alla procreazione assistita sia in grado di assumersi la responsabilita' del nascituro e si potrebbero anche evitare i genitori-nonni''.

Fecondazione artificiale: nel mondo 1Mln400mila bimbi nati in provetta

12/09/03 - Mal/Adnkronos

Bologna - Sono un milione e quattrocentomila i piccoli nati in tutto il mondo grazie alla fecondazione assistita.
''E l'Europa ha una posizione dominante: dal vecchio continente proviene il 65-70% dei dati mondiali''.
Parola di Karl Nygren, presidente del Consorzio del Registro europeo dei concepimenti in vitro (che riunisce 24 Paesi), intervenuto al Sismer Forum di Bologna.
''Si tratta di bambini, ma anche ragazzi, se si considera che i primi nati hanno oggi 25 anni e che la sorella (anche lei concepita in vitro) di Louise Brown,'primogenita' tra i bebe' in provetta, ha da poco avuto una figlia nata in modo naturale''.
''Oggi sono stati fatti grandi passi avanti, possiamo prevedere quali cellule uovo fecondate hanno piu' possibilita' di attecchire. Il 50-60%, infatti, non sara' mai in grado di dare origine a un embrione che si impianta''.
Ma dagli esperti riuniti a Bologna arriva anche un allarme: nel caso di gravidanze gemellari si espongono a inutili rischi mamma e bebe'.
''Abbiamo scoperto - spiega Francois Shenfield, coordinatrice dalla task force per l'etica dell'Eshre (Societa' europea di riproduzione ed embriologia) - che in caso di gravidanza trigemina un bimbo su cinque rischia problemi di salute. Inoltre il 30-50% delle donne dopo il parto multiplo diviene vittima della depressione o subisce un forte stress, dovuto all'impegno fisico ed economico. Basta con l'entusiasmo per le 'triplette' e le gravidanze multiple: l'ideale e' un bimbo alla volta''.

Oltre il far west

UN FASCICOLO DEL MOVIMENTO E DEL FORUM INVIATO AI PARLAMENTARI

COMITATO SCIENZA E VITA


Riprende al Senato l'esame della legge sulla fecondazione artificiale. Un'occasione storica per superare finalmente il far west procreatico che, a parole, nessuno vuole, ma che molti difendono a spada tratta.


 

Master Gestione della Sanità

Visita
Visita
Visita

 

Visita

 

Trapianti

Delibera del 27 settembre 2005, n. 45/19


Riorganizzazione delle funzioni regionali in materia di donazioni, prelievi e trapianti di organi, tessuti e cellule.

 

Tossicodipendenze

La Regione programma e coordina le attività dei Servizi per le Tossicodipendenze e delle Comunità Terapeutiche che svolgono attività ausiliarie ai programmi definiti e concordati con i Ser.T.

In Sardegna esistono ben 14 Ser.T. dislocati in tutto il territorio e 14 Comunità Terapeutiche. Nelle Asl con più Ser.T., il modello organizzativo è di tipo dipartimentale, integrato con le altre agenzie del territorio. Nella Asl di Sassari operano 3 Ser.T (Sassari, Alghero, Ozieri), nella Asl di Nuoro 2 Ser.T. (Nuoro e Macomer), uno nella Asl di Olbia collegato all'unità operativa di Tempio, uno a Lanusei, uno a Oristano, uno a Guspini, due nella Asl di Carbonia (Carbonia e Iglesias), tre nella Asl di Cagliari (via dei Valenzani, via Liguria, Quartu S. Elena).

I servizi, presso i quali operano equipe di medici, assistenti sociali, psicologi, educatori, infermieri, offrono attività di informazione, trattamento, sostegno, consulenza sia ai tossicodipendenti che ai familiari.

La Regione finanzia annualmente, in base ai fondi erogati dallo Stato, progetti di prevenzione, cura e riabilitazione, attraverso l'attivazione dei Centri di Ascolto e di Inserimento lavorativo dei tossicodipendenti che hanno concluso il percorso in comunità.
Nella Città di Cagliari e Quartu. S. Elena, è stata finanziata l'attività sperimentale di due Unità Mobili presenti quotidianamente nei quartieri e piazze con maggior presenza di tossicodipendenti, finalizzata alla riduzione del danno e dei rischi legati alla trasmissione del virus HIV e delle patologie correlate.

Sostegno al Volontariato Sociale

Le associazioni iscritte al Registro Regionale del Volontariato e operanti nel settore dell'assistenza agli infermi possono richiedere contributi per l'acquisto di mezzi e attrezzature di soccorso e assistenza.

La Legge Regionale n. 11 del 4 giugno 1988 , art.118, prevede contributi per l'acquisto di “beni strumentali destinati al perseguimento dei fini assistenziali previsti dallo statuto associativo”.

Le Associazioni di volontariato, possono richiedere il contributo per l'acquisto di beni strumentali quali mezzi di trasporto per infermi, ambulanze, attrezzature di primo soccorso come barelle, defibrillatori, bende, collari, destinati al perseguimento di fini assistenziali, con esclusione di beni immobili.

Per richiedere il contributo è necessario presentare domanda all'Assessorato Igiene e Sanità e dell'Assistenza Sociale.

In Evidenza
 
 
   
Universita di Cagliari
Universita degli Studi di Sassari
 
 
 
 
 
 
 
   
   
   
   
   
Compatibile con IE7
 
Compatibile con Firefox

Home | Comm. Regionale | Province | Partito | Contattaci

GiovaniUDCSardegna © 2008